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Feltrin: «Ma quale Patreve, non esiste»

Città metropolitana, il politologo: «Cambiamo nome al Veneto e chiamiamolo Regione di Venezia»

VENEZIA. «Ho l’impressione che la Città metropolitana sia partita malissimo. E dopo vent’anni di parole rischia di fare la fine dell’Europa delle regioni, del federalismo, del decentramento. Parole, solo parole».

Il politologo Paolo Feltrin, docente di Scienze politiche e sociali all'Università di Trieste, è uno dei più lucidi analisti della situazione amministrativa e politica del Nordest.

Feltrin, lei è pessimista?

«Sì, perché vedo che nella Città metropolitana si prova a mettere dentro tutto e il contrario di tutto. Il solito, inguaribile dilettantismo all’italiana, che rincorre le mode senza dare risposte. E siamo un po’ tutti stanchi di perdere tempo».

Proviamo a capirne le cause? E, soprattutto, cerchiamo di gettare un sasso nello stagno?

«La prima domanda è: che cos’è una Città metropolitana? Perché se non ci si intende su questo tutto il resto è noia».

Cos’è, allora, una Città metropolitana?

«É un territorio che ha caratteristiche metropolitane, cioè dimensioni e densità da grande città. In Spagna sono due: Madrid e Barcellona. In Germania tre: Berlino, Brema, Amburgo. In Gran Bretagna solo Londra. In Francia: Parigi, Lione e Marsiglia».

E da noi?

«Sono dieci. E già questa anomalia dovrebbe farci riflettere. Perché non impariamo mai da cosa fanno all’estero? Perché dobbiamo sempre fare le cose all’italiana? Ecco perché dico: attenti, che attorno a questo tema si avverte la solita, grande improvvisazione legislativa tipica di una politica debole, schiava del consenso e degli interessi corporativi».

Dunque la Patreve che unisce Padova, Treviso e Venezia è un’idea sbagliata?.

«Ma che cos’è? Che cos’ha da spartire Concordia Sagittaria con Crespano del Grappa e Codevigo? Il Veneto è policentrico, un’urbanizzazione diffusa, capoluoghi che semmai hanno inglobato la propria cintura urbana. Piuttosto, il Veneto ha una grande opportunità strategica»

Quale?

«Venezia. Chiunque di noi dice di vivere near Venice, no? La nostra situazione è unica, e straordinaria. Eallora perchè non fare una pazzia?»

Quale?

«Cambiamo nome alla Regione. Si, chiamamo il Veneto semplicemente Venice City Region, regione di Venezia»

Una provocazione al consiglio regionale?

«Se è per questo, il consiglio regionale potrebbe fare un’altra cosa: mettere mano al sistema delle autonomie locali e aumentare la scala, semplificare i livelli. L’ultima riforma l’ha fatta Mussolini, accorpando Mestre a Venezia. Stabilisca con legge regionale la dimensione ottimale degli enti locali e ne organizzi i servizi. La dimensione ottimale va tra gli 80 e i centomila abitanti, a mio parere. Sotto non c’è economia di scala».

E sulla città metropolitana?

«Raramente sono d’accordo con Zaia, ma sulla città metropolitana ha ragione: perché parlare di Patreve? E il resto del Veneto cos’è? Il Veneto, anzi la Regione di Venezia, è un’unica grande regione metropolitana con un brand che nel mondo che nessuno ha».

C’è dunque il rischio di non combinare niente neanche questa volta?

«Così com’è stata concepita dal legislatura, la Città metropolitana è praticamente una Provincia rafforzata, guidata dal sindaco del capoluogo».

Cosa farebbe?

«Penserei intanto di mettere in moto il meccanismo di una Grande Padova, una Grande Verona, una Grande Vicenza, una Grande Treviso. Ci sono conurbazioni urbane in continuità assoluta: dove finisce Padova e dove inizia Noventa?»

Succederà?

«Chi può dirlo?

A me sembra finora una discussione oziosa concentrata sulla Patreve e rischia di produrre conclusioni strampalate. Le responsabilità sono molte, anche di Anci e Upi, il sindacato dei Comuni e delle Province. Ma soprattutto di una politica che deve avere più coraggio».

Daniele Ferrazza

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