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Stangata sui pendolari treni locali più cari del 15%

Da Padova a Venezia, in seconda classe, il biglietto schizza da 3,60 a 4,05 euro La Cgil: «Zaia mette le mani nelle tasche dei veneti». Chisso: «Aumenti inevitabili»

PADOVA. Oggi, per andare, a bordo di un treno regionale, in seconda classe, da Padova a Venezia, si devono sborsare non più 3.60, ma 4.05 euro. L’aumento in percentuale è pari al 12,5%. In pratica si devono tirare fuori dalla tasca circa ottomila lire del vecchio conio: 45 centesimi in più rispetto a prima. Tariffe più alte su tutte le linee regionali, che vanno da Ferrara ( la città emiliana è inclusa anche nelle tratte venete) a Portogruaro e da Peschiera del Garda a Calalzo. In media le tariffe sono cresciute del 15%.

Gli abbonamenti, invece, risultano invariati. Ma andiamo a vedere come e dove sono cresciuti i singoli biglietti sulle tratte più battute del Veneto centro-orientale. Si pagano 4,05 euro, partendo sempre da Padova, per andare a Castelfranco, a Vicenza, ad Este e a Cittadella. Sono tutte distanze che si trovano fra i 30 ed i 40 km. Da Padova a Mestre, oppure da Mestre a Treviso, il breve viaggio, inferiore ai 30 km, costa 3,30. Prima costava 2,90. Da Padova a Treviso, via Castelfranco-Paese, si sborsano 5,35. Prima 4,75. Stessi soldi per raggiungere Rovigo oppure San Bonifacio. Stessa tariffa per andare sino a Bassano del Grappa. Ancora più caro andare sino a Ferrara: 6.40 (prima 5.70) oppure andare da Venezia a Portogruaro (5.90 in seconda classe ed 8.85 in prima). Una delle tratte più care di tutte è la Padova-Belluno (120 km) che passa da 7,50 a 8,55. Più cari anche i viaggi brevi: il biglietto da Padova a Terme Euganee sale da 2,25 a 2,50. Immediate le reazioni sia dei singoli viaggiatori che delle associazioni dei consumatori. «L’aumento è spropositato», osserva Jessica Balasso, una ragazza vicentina che va spesso a Padova a trovare il suo ragazzo.

Ancora più duro il commento di Roberto Nardo. «È l’aumento più pesante per i treni regionali nella storia delle Fs del Veneto» dice il segretario padovano di Adiconsum-Cisl. «A questo punto i nostri treni locali stanno diventando più cari anche di quelli tedeschi, francesi e svizzeri, dove, però, gli stipendi sono molto più alti».

A muso duro anche e specialmente il giudizio di Ilario Simonaggio, segretario veneto di Cgil Trasporti. «Questo è successo perché, nonostante le nostre continue sollecitazioni, Renato Chisso ed i colleghi della giunta regionale, con Luca Zaia come capo-stazione, all’interno del bilancio regionale, non hanno voluto mettere un euro a vantaggio del trasporto locale su rotaia» sottolinea il segretario regionale della Filt, «e così, come è accaduto già tante volte in passato, hanno messo le mani nelle tasche dei veneti. L’avevamo già annunciato nella primavera 2013. Per avviare il nuovo sistema di servizio ferroviario con l’orario cadenzato ci volevano minimo dieci milioni di euro. Ed invece niente di tutto e, come al solito, Renato Chisso scarica sempre il tutto su Trenitalia e sulle Ferrovie dello Stato».

Prontissima la replica dell’assessore regionale ai Trasporti. «Non potevamo fare altrimenti», osserva Chisso, «non dimentichiamo che attualmente, dopo il 15 dicembre, circolano nel Veneto 230 treni in più. Dovevamo pure individuare delle risorse per farli circolare con funzionalità e puntualità. La manovra tariffaria ci farà incassare

tra i 9 ed i 10 milioni all’anno. Gli aumenti, poi, non sono stratosferici. Sono leggermente superiori a quelli già avvenuti in Emilia-Romagna ed inferiori a quelli di Toscana, Liguria, Lombardia e Piemonte. Ma gli abbonamenti per i pendolari non sono stati aumentati».

Felice Paduano

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