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«Bottigliate in faccia e insulti poi li ho convinti ad andarsene»

L’autista Giulio Vianello, 49 anni di Roncade, spiega come ha affrontato il gruppetto di violenti «Erano cattivi e pronti a tutto, dopo pugni e spintoni sono riuscito a chiamare la polizia»

RONCADE. Venticinque minuti in balia dei tre moglianesi che hanno seminato terrore, sferrato pugni e calci, brandito bottiglie di vetro per tenere sotto scacco il gruppo, lanciato minacce. Minuti che resteranno impressi nella mente di Giulio Vianello, 49 anni, contitolare della “Federviaggi” di Roncade. Era lui l’autista del pullman che è stato sequestrato dal terzetto davanti alla discoteca di Jesolo, la notte del Primo maggio. «Erano ragazzi senza scrupoli, cattivi, avevano nell’animo di fare del male, non pensandoci due volte», racconta Vianello. Guai però a chiamarlo autista-eroe, nonostante sia evidente che se non avesse mantenuto il sangue freddo, la situazione sarebbe potuta degenerare. «Ho fatto solo il possibile. Sono una persona normale, non un eroe. Mi sono trovato in mezzo a questa situazione, ho cercato di tenere tutti calmi e appena possibile di chiamare le forze dell’ordine», prosegue l’autista roncadese. Il caos è scattato tra le 6 e le 6.25 del Primo maggio, con una appendice fino alle sette meno dieci, quando i ragazzi della corriera sono tornati dal gruppetto di rapinatori per riprendersi quanto era stato rubato loro poco prima. Vianello aveva caricato nella tarda serata del 30 aprile il gruppo di giovani, in tutto cinquanta tra i 17 e i 23 anni, in un pullman da 57 posti: la compagnia di amici aveva preso a noleggio il mezzo per godersi la nottata in discoteca. Al “Muretto” di Jesolo la corriera era arrivata a mezzanotte. «Alle sei sono andato a riprendere i ragazzi. Ne erano già saliti una ventina, mentre aspettavamo gli altri sono montati i tre che non erano del gruppo. Me ne sono accorto, ho detto loro di scendere, che quello era mezzo privato. Loro dimostravano nervosismo e atteggiamenti da bulli», racconta Giulio Vianello. «Dovevano andare a Marghera. Mi hanno detto che se non facevo quello che mi dicevano, non si partiva. Uno dei due maschi teneva sotto controllo me, minacciandomi con una bottiglia di birra in vetro, l’altro se la prendeva con i giovani già seduti in pullman, che cercava di spingere verso il retro del mezzo. La ragazza, invece, è stata sempre in silenzio. Un ragazzo del gruppo è stato colpito da una bottigliata sulla guancia, le ragazze sono state oggetto di insulti, sono volati pugni». È quando nel bus si respira già la paura che Vianello ha l’intuizione: fingere di accondiscendere alle richieste dei rapinatori e partire. «Mi minacciavano, io ero nella situazione di dover stare attento a me stesso e a chi trasportavo», prosegue Vianello, «Paura? Molta, non sapevo chi avevo davanti e come avrebbero reagito».

In pochi chilometri di viaggio l’autista roncadese è riuscito però a convincere i tre a scendere per prendere un autobus di linea. Alle 6.25 è finito l’incubo per la comitiva. Ma nel momento in cui la corriera è tornata al “Muretto” per caricare gli altri ragazzi, alcuni si sono accorti di essere rimasti vittime di un furto: mancavano sette giubbotti e due zainetti. Ed è così che il gruppo è tornato dal terzetto, nel frattempo Vianello aveva avvisato la polizia. «Alcuni dei ragazzi hanno reagito e affrontato i tre rapinatori», conclude Vianello. «In 21 anni

di lavoro non mi era mai successa una cosa simile. Questi erano cattivi». L’alba di terrore si conclude con l’arrivo della polizia. E nei pensieri dell’autista c’è un chiodo fisso: «Anch’io ho figli ventenni che vanno in discoteca. Non mi capacito che si possano trovare in situazioni simili».

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