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Gli hacker rubano e clonano la collezione Benetton

«Pirati» in azione dalla Siria: gli abiti copiati della nuova collezione messi in vendita prima degli originali. L’azienda: «Sono danni limitati»

TREVISO. I “pirati” informatici scardinano i sistemi di sicurezza della Benetton: rubati i disegni di una collezione di vestiti, che viene contraffatta e finisce in vendita in un negozio siriano. Ancor prima di essere prodotta ufficialmente dagli United Colors.

Un caso di pirateria informatica eclatante, quantomeno per il nome della “vittima”, e sul quale si è scatenata una caccia internazionale agli autori. Le indagini hanno portato proprio in Siria: l’attacco era partito dallo stesso paese in cui i vestiti sono finiti illegalmente in vetrina. L’episodio risale a qualche mese fa, e ora viene confermato dall’azienda. Da Ponzano però precisano: si è trattato di un episodio con un impatto economico non eccessivamente rilevante. «Danni limitati, sia quelli effettivi, sia quelli potenziali», dicono in Benetton. Un attacco che però ha mostrato la vulnerabilità del sistema di difesa informatico della multinazionale trevigiana, costretta a correre ai ripari per sistemare la “falla”. Una vulnerabilità però praticamente inevitabile: nemmeno i sistemi di sicurezza del Pentagono sono a prova di hacker.

Il tema è caldissimo anche nella Marca: quello degli attacchi informatici è un fenomeno in crescita esponenziale, e ormai non risparmia nessuno: multinazionali, piccole imprese, professionisti, privati. Una «vera e propria emergenza» dal 2012 in poi, secondo il rapporto nazionale Clusit sulla sicurezza informatica, «nella quale nessuno può più ritenersi al sicuro, dove tutti sono in qualche modo e a vario titolo minacciati, dai singoli cittadini alle Pmi fino agli stati nazionali e alle più grandi imprese del mondo». La frequenza degli «incidenti», secondo lo stesso rapporto, è aumentata del 250% in un solo anno, e il cyber crime è diventato la causa di oltre il 50% degli attacchi (era il 36% nel 2011), con una crescita anno su anno del numero di attacchi di oltre il 270%.

Difendersi è sempre più difficile, ma allo stesso tempo sempre più necessario. «Per bucare le difese del nostro sistema informatico è stato utilizzato un sistema senza precedenti, che non si era mai visto prima», dicono in Benetton. Immediata è scattata la denuncia. I quasi 1.200 principali attacchi (tra quelli noti) analizzati dal rapporto Clusit per il 2012 mostrano che si è trattato di un anno di forte crescita (+254% complessivamente) delle minacce informatiche: sono aumentate sia la numerosità degli attacchi, sia la loro sofisticatezza, portando a danni sempre più rilevanti dal punto di vista economico. I casi recenti denunciati nella Marca sono diversi: dall’albergo che ha visto paralizzato il sistema di prenotazioni allo studio notarile che si è visto crittare i dati di tutto il proprio archivio digitale, con tanto di richiesta di riscatto per decrittarli.

Il nemico è invisibile e l’incursione non lascia vetri rotti, insomma, ma i danni possono essere devastanti. Le protezioni tradizionali (antivirus, firewall) non sono più sufficienti per bloccare le minacce, che sono sempre più sofisticate e sfuggono alla maggior parte dei sistemi di controllo. Nessuna piattaforma è immune alle minacce informatiche: qualche anno fa si parlava solo di Windows, ora gli attacchi informatici avvengono con crescente frequenza (e alti tassi di successo) anche verso altre piattaforme.

In Italia non sono disponibili statistiche ufficiali in merito ai danni economici provocati dagli incidenti informatici: molti casi restano nascosti, non trovano pubblicità. Gli addetti ai lavori invocano un cambio culturale: le aziende devono rendersi conto che un firewall, oggi, vale più

di un metronotte. Qualcosa si muove, soprattutto tra le grandi aziende per le quali ormai non c’è più possibilità di fare business senza una seria politica di investimenti in sicurezza. Il pericolo è dietro l’angolo, anche se può arrivare dall’altro capo del mondo.

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