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I giudici bocciano i project financing

La Corte dei conti: «Costano troppo e hanno clausole favorevoli ai privati». Buscema: «La corruzione dilaga anche qui»

VENEZIA. Un faro puntato sui project financing veneti, con un richiamo agli enti pubblici a dettare le condizioni e a non farsele imporre dai privati. E un allarme-corruzione nella pubblica amministrazione, mina per la democrazia. Sono i due temi che hanno dominato l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti.

Ad accendere i riflettori sui project financing è stato il procuratore Carmine Scarano, partendo dalle cinque inchieste in corso sulla realizzazione dell’ospedale all’Angelo di Mestre: dalla congruità della rata che ogni anno l’Asl 12 deve restituire ai privati al costo di un laboratorio, dagli arredi acquistati senza gara alla manutenzione di alcuni macchinari. «Sono emersi», sottolinea Scarano, «indubbie criticità sull’utilizzo in concreto di questo strumento».

Strade, ospedali, scuole: interventi cofinanziati dai privati - ripagati in danaro e servizi dal pubblico - giustificati «dalla scarsità delle risorse pubbliche disponibili e dalla necessità di garantire maggiore tempestività nella realizzazione delle opere», sottolinea Scarano, ma che troppo spesso vedono oneri e rischi solo a carico del pubblico: «Per lo più accade che il privato si assume solo il rischio di costruzione e per il resto si tutela bene inserendo nel contratto clausole che di fatto annullano i rischi, ad esempio con penali contenute, insignificanti. L’opera finisce così per costare molto di più del previsto aggravando il debito dell’ente pubblico». Da qui un preciso vademecum, che il procuratore Scarano dà agli enti: «Chiarezza sulle modalità di calcolo del canone negli anni; effettività delle gare per la scelta del partener privato; controllo da parte dell’ente pubblico sulle forniture, perché «non può delegare del tutto al libero arbitrio del partner privato la scelta di strumenti fondamentali, come macchinari o arredi di un ospedale».

Valdastico sud, passante di Mestre, Pedemontana Veneta, gli ospedali di Mestre e di Venezia (il nuovo padiglione Jona), di Castelfranco, Montebelluna, Arzignano, l’ampliamento di quello di Treviso e ora il progetto da 650 milioni per il nuovo ospedale universitario di Padova. «Il project financing è un buon strumento per fare veloci, ma pesa con costi finali pesantissimi, pari al 10-11% del bilancio», ha replicato il governatore Zaia, che molti ne ha “ereditati”, «ma il governo romano dovrebbe darci una mano, con norme che ci permettano di ricontrattare le condizioni».

A suonare forte l’allerta-corruzione - ma anche per la «trascuratezza dell’amministrare» - è stato il presidente della Corte, Angelo Buscema, con toni netti: «La corruzione ha avuto negli ultimi anni una diffusione esponenziale, andando ad alterare i normali meccanismi di settori dell’amministrazione sempre più ampi, superando i confini tradizionali degli appalti, sino ad orientare le stesse scelte strategiche dell’azione pubblica». «Un quadro desolante», ha proseguito, «ma soprattutto allarmante»: «Desta preoccupazione l’espansione del malaffare in tutti i livelli dell’amministrazione e molta preoccupazione il rischio del venir meno della riprovevolezza sociale di queste condotte criminose, troppo spesso accettate come ineluttabili, quando non anche giustificate come utili al funzionamento della macchina amministrativa e dell’economia». «Il Veneto», ha concluso Buscema, «al quale si può ricondurre una tradizione di buona amministrazione e di buon livello generale nell’erogazione dei servizi, non vive la propria realtà isolata dal resto del Paese. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che il malaffare abbia ulteriormente ad espandersi

sino a diventare sistema». Soluzioni: norme chiare in materia urbanistica, previdenziale e degli appalti, «perché la criticità del sistema normativo determina il moltiplicarsi delle prassi e delle interpretazioni, incrementando in misura esponenziale incertezze, clientele, contenziosi».

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