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I sindaci: stop ai tagli Tasi al 2,5 per mille giro di vite sulla casa

La delegazione veneta guidata dal presidente Dal Negro «Il governo ha garantito 700 milioni, ma non bastano»

PADOVA. I sindaci a Roma con la fascia tricolore, per chiedere al governo lo stop ai tagli ai bilanci dei comuni e l’autonomia fiscale sulla casa che scatterà dal 2015. Per evitare la rivolta, il ministro Saccomanni ha garantito 700 milioni extraImu, 500 dei quali stanziati dalla legge di Stabilità, anche se a giudizio del sindaco di Bologna Virginio Merola, i Comuni hanno bisogno di almeno 1 miliardo.

In attesa dell’autonomia fiscale, nel 2014 si pagherà la Tasi che sulla prima abitazione avrà un’aliquota del 2,5 per mille mentre per i negozi e le seconde case Tasi e Imu verranno portate al 10,6 per mille: una patrimoniale, come ricorda Giorgio Dal Negro, presidente dell’Anci Veneto, timidamente soddisfatto degli impegni sottoscritti dal governo.

All’assemblea straordinaria dell'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, hanno partecipato 500 sindaci, 80 dei quali giunti dal Veneto. Al tavolo il presidente Piero Fassino, il sindaco di Roma Ignazio Marino; Mauro Guerra, vicesindaco di Tremezzo (Como) e Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno. All’ordine del giorno, l'incontro che i vertici dell'Anci hanno avuto con il ministro dell'Economia, che ha assicurato di garantire ai Comuni nel 2014 le stesse risorse del 2013.

«Chiediamo che da oggi parta il confronto con il governo, affinché dal 2015 tutta la fiscalità locale sugli immobili sia di competenza dei Comuni e affinché si intraprenda in modo determinato la strada dell'autonomia per i Comuni», ha detto il presidente dell'Anci, Piero Fassino, nella sua relazione introduttiva. «La soluzione sulla tassazione immobiliare, che è stata proposta dal governo, è accettabile al fine di garantire lo stesso gettito di risorse ai Comuni nel 2014, ma non si tratta di una soluzione ottimale a regime».

L’Anci ha ribadito massima disponibilità anche sulle riforme istituzionali: il superamento del bicameralismo perfetto, la riforma del titolo V della Costituzione e della riaggregazione dei piccoli Comuni, legandola all'istituzione delle Città Metropolitane e alla trasformazione del livello di governo delle Province. Ultima questione: la riorganizzazione delle società partecipate dei Comuni, con un percorso di incentivi e politiche industriali.

E la delegazione veneta che ne pensa? Diego Marchioro e Pier Antonio Tommasi, entrambi vicepresidenti dell’Anci Veneto, non hanno dubbi: «A Roma ieri abbiamo fissato la linea del Piave, stop ai tagli ai Comuni che sono gli unici ad aver pagato in termini pesantissimi la cura dimagrante imposta da Monti e Letta. Abbiamo ottenuto 1,8 miliardi di euro in meno, al di là della vicenda Imu», dice Tommasi «e quindi il governo deve riconoscere la vera autonomia fiscale ai Comuni».

E qui entra in gioco l’addizionale Tasi, che ogni sindaco potrà modulare sulla base delle proprie necessità: l’aliquota base del 2,5 per mille potrà essere aumentata fino al massimo dello 0,8 per mille, com’è già avvenuto con l’Imu prima casa, sottolinea

il sindaco Marchioro. Tutto è legato ai bilanci dei Comuni: chi è a corto di risorse potrà aumentare le aliquote. Sulla Tasi-Imu seconda casa portata al 10,9% per mille restano le perplessità dei sindaci di Forza Italia, da sempre contrari a questa patrimoniale mascherata sugli immobili.

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