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Cartello indipendentista per il referendum

Valdegamberi suona la carica, i movimenti ritrovano l’unità. Domani il parere dei giuristi alla Regione

MESTRE. Quando la confederazione sudista proclamò la secessione dall’Unione, il presidente Lincoln replicò a colpi di cannone. Il Veneto, fortunatamente, preferisce la guerra di parole e gli indipendentisti allergici a Roma perseguono l’obiettivo referendario.

Il fatidico progetto di legge, all’esame della commissione Affari istituzionali dell’assemblea regionale e corredato dalle 16 mila firme raccolte sul territorio, pone un quesito inequivocabile: «Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Sì o no?». L’hanno sottoscritto 17 consiglieri, primo tra tutti Stefano Valdegamberi, che non è un ultrà venetista ma un centrista cattolico, già esponente dell’Udc e ora di Futuro Popolare: «Io credo, con don Sturzo, che lo Stato sia al servizio del cittadino, non viceversa. Non esiste Costituzione che possa negare la libera espressione della volontà popolare, tantomeno il principio dell’autodeterminazione, sancito da un diritto superiore a quello nazionale». Che cosa succederà ora? La commissione si riunirà ai primi di luglio per esprimere un parere (obbligatorio ma non vincolante) ed entro il mese il testo di legge che indice la consultazione popolare sarà discusso in aula. E qui iniziano le mine vaganti.

Anzitutto, è incerto l’esito del voto dell’assemblea: scontato l’appoggio della Lega, il Pdl appare diviso mentre gli altri gruppi, Pd in testa, sono decisamente scettici. Ma, soprattutto, sul referendum pende un dubbio di costituzionalità (l’articolo 5 della Carta italiana definisce la Repubblica «una e indivisibile») che ha spinto il governatore Luca Zaia a interpellare un pool di giuristi circa la legalità del referendum e il valore effettivo del suo responso: «Non voglio che la Corte dei Conti mi contesti lo spreco di denaro pubblico», ha dichiarato, aggiungendo peraltro di essere favorevole allo svolgimento della consultazione e al sì all’indipendenza. Il parere legale sarà comunicato domani, sembra però che perplessità e divergenze permangano... «Più che un ostacolo, questo mi sembra un alibi», sbotta Valdegamberi «i soldi impiegati per consentire al popolo di esprimersi non sono mai gettati via e ogni legge votata dal Consiglio va rispettata. Trovo singolare che Zaia, dopo aver sbandierato lo slogan Prima il Veneto, cincischi al momento decisivo».

Che per gli indipendentisti l’occasione sia ghiotta lo conferma la ritrovata unità d’azione dopo anni di litigi e accuse reciproche. In mattinata, a Mestre, si sono ritrovati fianco a fianco Lodovico Pizzati (Indipendenza Veneta), Antonio Gudagnini (Veneto Stato), Fabrizio Comencini (Liga Veneta Repubblica), Palmerino Zoccatelli (Pasque veronesi), l’autonomista bellunese Paolo Bampo e l’avvocato venetista Andrea Arman. Accenti diversi, diagnosi concorde: «L’Italia è in pieno declino e rischia il fallimento, il popolo veneto, annesso nel 1866 attraverso un plebiscito-farsa, ha la chance di riprendersi il suo destino». Più facile a dirsi che a farsi, sia per il prevedibile fuoco di fila sul piano del diritto (scontato il ricorso degli oppositori alla Corte Costituzionale) che per gli oneri dell’operazione, stimati in 20 milioni di euro dal leader leghista Flavio Tosi: tanti soldi in una fase di crisi cosi acuta. «Il costo è tutto da verificare, comunque i fondi arriveranno anche in forma di donazione» replica Valdegamberi «decine di imprenditori medi e piccoli mi hanno contattato per contribuire. La concorrenza di Carinzia, Slovenia e Croazia li mette in ginocchio e provano a reagire. Inoltre, molti indipendentisti si offrono volontari per lavorare ai seggi, così gli oneri per la Regione sarebbero contenuti. Comunque sia il gioco vale la candela».

Si vedrà a breve. Nel frattempo una ventina di consigli comunali - gli ultimi, in ordine di tempo, Montebelluna, Abano Terme ed Arzignano - ha approvato la richiesta di indire entro l’anno il referendum.

Filippo Tosatto

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