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Le mani sulle Ipab venete Il «sistema» Sernagiotto

Case di riposo commissariate, concorsi ,incarichi e consulenze ai soliti noti Il ruolo del dirigente Mario Modolo e di Carlo Bramezza, ora direttore dell’Usl 10

TREVISO. Un mese fa ha piantato la bandiera sull’ Ipab di Treviso, la più potente, l’Israa: 5 strutture in città, 850 ospiti, reparti avanzatissimi nella cura dell’Alzheimer e progetti europei attivati. Remo Sernagiotto ha imposto il fedelissimo Luigi Caldato, ex manager della Sanremo, consigliere comunale Pdl a Treviso, e Leonardo Muraro, presidente leghista delle Provincia, ha obbedito. Il patto che Sernagiotto ha stipulato con i leghisti tosiani, capogruppo Caner in testa, è stato più forte del veto di Gobbo e Gentilini, dell’opposizione dei familiari, e delle associazioni di volontariato che operavano nella strutture, sostenitori della riconferma di Fausto Favaro, ex Dc, da 15 anni su quella poltrona. Forse l’unica questione su cui Gobbo e Gentilini si sono trovati d’accordo in tanti anni: si sono dovuti arrendere, a soli 4 mesi dalle comunali nel capoluogo.

Sernagiotto allarga la sua rete sullle Ipab venete. L’ultimo «scalpo» dell’assessore veneto al Welfare conferma un sistema collaudato, talmente oliato da configurare una perfetta macchina di occupazione del potere. Servizi e appalti, consenso e territorio: le case di riposo sono un tesoro del potere, come insegnavano il doge Bernini e l’antica Balena Bianca del Veneto.

Dalle case di riposo alle Usl: epicentro la Marca Trevigiana regna Sernagiotto, con riverberi nel Veneziano, da San Donà a Chioggia, grazie a un gruppo di fedelissimi, una rete di intense relazioni sul territorio, e all’uso del potere: commissariamenti, nomine e consulenze che preludono a concorsi e nuove nomine. Da dove escono vincitori nuovi dirigenti e direttori: altre covate di fedelissimi.

Prendete Eddi Frezza, nuovo direttore della casa di riposo «Aita» di Crespano del Grappa: era candidato con il Mir alle ultime politiche. La formazione di Samorì è stata sposata da Sernagiotto in vista delle europee 2014, dove i voti dell’Emilia-Romagna (Samorì è di Modena) serviranno a Sernagiotto per scalare Bruxelles e Strasburgo. In lista nel Mir alla Camera c’era anche Michele Basso, sindaco di Meolo, direttore dell’Ipab di Casale e Quarto d’Altino. Al Senato, secondo in lista, c’era invece Gerardo Meridio, ex presidente dell’Ipab di Vicenza. Nella città del Palladio il nuovo cda ha querelato Sernagiotto, e il successore di Meridio, Rolando, ha denunciato per la seconda volta l’assessore. Sernagiotto, dalla Regione, aveva fatto partire diffide e un’ispezione, minacciando il commissariamento per la gestione dell’Ipab sotto il Cda nominato dalla giunta Variati (centrosinistra). Meccanismo collaudato, please.

Così come nomi e cognomi . Coincidenze? In politica i corsi e ricorsi non fanno pensare a Vico. I nomi che ruotano attorno a una serie di Ipab trevigiane sono quasi sempre gli stessi: cambiando l’ordine di incarichi e funzioni il risultato cambia poco. Prendete Carlo Bramezza, nuovo direttore generale dell’Usl 10 di San Donà. Sernagiotto lo considera sua creatura, chi conosce Bramezza dice che il neodirettore Usl lavora per sé, ed è fedele solamente alla scuola delle vecchia Dc, in cui si è formato, da giovane berniniano.

Nel 2000 era direttore della Ipab casa Marani di Villorba, sostituendo Michela Conte, passata alla direzione della residenza anziani di Oderzo. La Conte è stata appena nominata da Bramezza direttrice amministrativa dell’Usl 10. Da Oderzo, Conte era passata nel 2004 all’Usl 9 di Treviso, settore Servizi Sociali. A Oderzo la sostituiva Anna Vittoria Fiori: dal 2010, nel nucleo di valutazione dell’Ipab opitergina c’è Mario Modolo, dirigente regionale e braccio destro di Sernagiotto. Nel frattempo anche Conte maturerà una serie d incarichi: fra cui quella di componente del nucleo di valutazione all’Ipab di Villorba, dove Bramezza era direttore.

Nel frattempo, l’Ipab di Villorba diretta da Bramezza si è aggregata con le case di riposo di Povegliano e Paese. Consulente del progetto di aggregazione è Daniele Dal Ben. Adesso guida l’Ipab di Villorba al posto di Bramezza, salito al soglio dell’Usl sandonatese con nomina di Zaia benedetta da Sernagiotto.

Passiamo,all’Ipab «Pietro ed Eliseo Mozzetti» di Vazzola, dove Dal Ben lavorava nel 2008 come funzionario. Lì Bramezza era membro del nucleo di valutazione: a un certo punto il segretario direttore Stefano Barazza si dimette dall’incarico e fa causa. Bramezza è nominato direttore a scavalco, e lo sarà fino al 31 dicembre 2012. E il vice? Dal Ben.

Ma nel 2011- Sernagiotto è assessore a Venezia da un anno – Bramezza assumerà un’altra direzione a scavalco, quella dell’«Aita» di Crespano, fino al 1 dicembre 2012. Perché? Il presidente, Giorgio Capovillla, e il precedente direttore erano in rotta, il sindaco fa appello alla Regione. Concorso per il nuovo direttore: primo Eddi Frezza, che poi entrerà anche nelle liste del Mir. Al secondo posto, in graduatoria, un altro nome noto: Denis Farnea, ex An, ex assessore provinciale, recentemente in Regione con incarico a tempo determinato.

Anche all’Ipab Bon Bozzola di Farra di Soligo il presidente Dozza e il direttore Vincenzo Scattolin non viaggiano in sintonia. Siamo nel 2011. Il cda nomina Carlo Bramezza nel nucleo di valutazione, con Anna Vittoria Fiori. In seconda battuta, Bramezza diventa consulente, infine il sindaco di Farra chiede ancora l’intervento della Regione. Sernagiotto dispone un’inchiesta, nell’autunno 2012, sulla base della relazione commissaria l’Ipab e nomina l’avvocato Fabio Crea, oggi capogruppo del Pdl a Treviso, quale commissario. La relazione degli ispettori delle Regione è impietosa: «gravissime irregolarità gestionali». Vane le memorie difensiva del nuovo presidente del cda, Dal Piva, ritenute «non pertinenti», così come i 3 milioni nella casse dell’ente. Crea nomina il nuovo direttore con un avviso di mobilità: si insedia Eddi Frezza, che batte un candidato concorrente. Ora Denis Farnea approderà all’Aita di Crespano al posto di Frezza?

Parentesi su Crea, tutt’altro che figura di secondo piano: avvocato noto a Treviso, fedelissimo di Sernagiotto, negli ultimi anni è stato nominato dall’assessore commissario sia all’Ipab di Chioggia e poi alla fondazione Breda di Padova, dov’è anche liquidatore dopo il grave scandalo finanziario che ha travolto l’ente proprietario delle Padovanelle. All’Ipab di Chioggia Crea, come consulente per il bilancio, chiama Daniele Dal Ben. Intanto Scattolin, con il concorso dov’è giunto secondo, diventa ragioniree capo all’Israa di Treviso.

Decisivo, per commissariamenti ed ispezioni nelle Ipab, Mario Modolo: 39 anni, coneglianese, dal 2010 dirigente dei Servizi Sociali della Regione,braccio destro di Sernagiotto. La sua carriera comincia come responsabile sicurezza della Casa Divina Provvidenza» di S Lucia di Piave, poi la direzione della Ca’ dei Fiori onlus di Quarto d’Altino , fino al 2008, quando vince il concorso da dirigente all’Ircss San Camillo di Venezia. Dal 2010 assume l’incarico in Regione, più recentemente non entra nella lista dei direttori generali delle Usl, dove si era candidato sostenuto più o meno palesemente da Sernagiotto.

E adesso? I bene informati sussurrano che diverse Ipab siano in allerta, non solo nella Marca trevigiana. I precedenti insegnano. E così fiocca già una battuta,

sul Mir che Sernagiotto anima e sostiene con i suoi figliocci (Alessio De Mitri in primis) senza risultarne ufficialmente il padre, e sulle poltrone nel settore sociosantario veneto: «Mir...accomando». Ma viste le poltrone, sarebbe meglio dire mi(r)..accomodo.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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