Il governatore Zaia propone una legge sul modello della Svizzera. Raccolte in un libro le riflessioni su ambiente e territorio
SAN VENDEMIANO. «Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarsi. Questo vale per i capannoni industriali, ma a maggior ragione per le abitazioni. Il tema è quello dell’archeologia residenziale, ancora più strisciante dei fabbricati industriali. È assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni urbanistiche, quando esistono già abbastanza case per tutti. Piuttosto, diamo valore al recupero dei volumi esistenti».
A parlare non è il leader degli ambientalisti ma il Presidente della Regione, Luca Zaia, circondato dal verde della sua nuova casa, un fabbricato rurale ristrutturato a San Vendemiano, sullo sfondo il canto di un gallo, nonostante il pomeriggio inoltrato. A ottobre uscirà un suo nuovo libro, riflessioni amministrative con quel taglio «no global», che da Ministro dell’Agricoltura lo rese simpatico anche ai più tenaci ecologisti. «Si cita molto De Gasperi – aggiunge Zaia –: il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni. È mia opinione personale, ma mi chiedo: fatti salvi i diritti acquisiti, non è il caso di dire basta a nuove edificazioni? Sì, penso a una moratoria in piena regola. Basta con le nuove lottizzazioni residenziali, orribili condomini che nascondono spesso mere speculazioni immobiliari. Oggi non c’è bisogno di nuove case, ma di recuperare le vecchie case di una volta. È un tema da lanciare con serenità, un dibattito al quale tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo: dal consiglio regionale alle associazioni. Ma sono convinto che molti veneti siano assolutamente d’accordo. Non possiamo continuare a sfigurare il paesaggio, consumare territorio, offrire speculazioni che oggi, tra l’altro, non hanno più mercato. E provocano un danno ancora più grave. Il patrimonio edilizio esistente, a fronte di nuove costruzioni, si svaluta e perde valore».
Tutta colpa dei sindaci?
«I Comuni sono l’anello debole e le vittime di questo sistema che non funziona. Sono stati costretti a concedere cubature perchè a corto di risorse per finanziare le opere pubbliche, ma così non si può continuare».
Come può essere tradotta in legge questa proposta?
«La Svizzera si è dotata da tempo di una legge di questo tipo, per questo le case costano molto. Guardiamo a cosa si è fatto altrove».
E una legge per rottamare i capannoni vuoti?
«Basta sfogliare i bollettini delle aste: quanti capannoni dismessi vanno all’asta e le aste deserte? Che destino avranno queste cubature? Se fossi un sindaco vincolerei ogni nuova concessione a un preciso piano industriale: vuoi costruire un nuovo capannone? Spiegami per farci cosa, per quanto tempo, con quante persone. È vero, la terra è tua. Ma l’ambiente è un patrimonio della comunità».
Non trova un’aperta contraddizione con il suo sì incondizionato alla torre Cardin di Marghera?
«Mi assumo tutta la responsabilità di quel progetto, ne ho parlato a lungo con Pierre Cardin, che non è un palazzinaro. È una straordinaria opportunità per il Veneto, soprattutto perchè dà il via e farà da leva alle bonifiche di Porto Marghera. No, non vedo contraddizione».
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