Quotidiani locali

Manette all’evasore con le supercar

Paolo Sartori arrestato dalla Guardia di Finanza, con società schermo aveva emesso false fatture per 41 milioni di euro

VENEZIA. È raro, ma qualche volta accade anche in Italia, che un imprenditore finisca in carcere per evasione fiscale: è successo al 44enne noalese Paolo Sartori, arrestato dopo le indagini della Guardia di finanza di Mirano e accusato dal pm di Venezia Stefano Ancillotto di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per quasi 41 milioni di euro tra il 2002 e il 2011, per aver distrutto o comunque nascosto le scritture contabili di ben cinque società che a lui facevano riferimento, per aver evaso un milione e mezzo di Iva e non aver dichiarato due milioni di reddito, infine per millantato credito. «L’input politico giunto dal governo Monti», ha spiegato ieri durante la conferenza stampa il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Mastelloni, «ha permesso di affilare le armi contro l’evasione fiscale da parte della Guardia di finanza, naturalmente nei limiti delle forze disponibili».

Tutto è cominciato quando le Fiamme gialle hanno iniziato una verifica fiscale alla ditta «Ciesse di Sartori Paolo» con sede a Mirano e in precedenza a Noale. Risultava essere evasore totale poichè dal 2006 non aveva presentato alcuna dichiarazione dei redditi e dell’Iva. La verifica fiscale, però, si è subito arenata perché Sartori non è stato in grado di esibire i registri e le fatture del 2006, del 2007, 2008, 2009, 2010 e dello scorso anno. Tutta la documentazione era scomparsa.

Gli accertamenti ulteriori hanno poi permesso di stabilire che l’imprenditore noalese, oltre ad essere titolare della «Ciesse» era amministratore di fatto della «Piesse Centro Servizio Moda», della «Csa», della «Tiesse» e della «Dany Service». Le indagini hanno ricostruito il modo di operare di Sartori: avvicinava piccoli imprenditori in difficoltà economica, che però potevano avere libero accesso al credito bancario, proponendo loro di aprire con il loro nome ditte che poi lui avrebbe gestito. Era lui poi ad occuparsi della gestione dei conti correnti e delle fatture e spesso faceva sottoscrivere interi blocchetti di assegni, che poi lui incassava. In questo modo aveva conti correnti presso le agenzie di Veneto Banca, Cassa di risparmio, Credito cooperativo di Santo Stefano, Banca popolare dell’Alto Adige e Banca popolare di Vicenza.

A incastrarlo, oltre alla documentazione sequestrata, le dichiarazione di ben otto tra piccoli imprenditori e persone che si sono prestate ai suoi raggiri. Arianna Alessio, formalmente a capo della «Csa» e Silvia Tromboni della «Tiesse», ad esempio hanno dichiarato che era lui a decidere tutto e loro fungevano in realtà da segretarie. Sarebbero almeno una trentina, in tutta Italia e per questo i titolari sono indagati, che avrebbero utilizzato le fatture false in modo da aumentare i costi di esercizio delle loro aziende e così abbattere il reddito su cui pagare le tasse.

I finanzieri della Compagnia di Mirano con i controlli hanno messo in luce che le società di Sartori non potevano produrre quello che apparentemente

vendevano perché tutte risultavano prive di strutture produttive, organizzative e commerciali; erano prive di fornitori; le sedi dove si trovavano non erano idonee visto che si trattava per lo più di uffici di poco più di 20 metri e nessuna ditta aveva personale alle dipendenze.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PROMOZIONI PER GLI AUTORI, NOVITA' ESTATE 2017

Pubblicare un libro, ecco come risparmiare