L’intervista

Cacciari: ero pronto a sostenere Galan

PADOVA. Massimo Cacciari propose a Giancarlo Galan di candidarsi nuovamente a governatore del Veneto due anni fa e per convincerlo, gli offrì l’appoggio di una Lista Cacciari creata appositamente. La...

    di Giorgio Sbrissa

    PADOVA. Massimo Cacciari propose a Giancarlo Galan di candidarsi nuovamente a governatore del Veneto due anni fa e per convincerlo, gli offrì l’appoggio di una Lista Cacciari creata appositamente. La rivelazione ieri, in una lunga intervista rilasciata nel corso del programma dedicato ai protagonisti del Nordest, condotta da Giorgio Borile su Tv7 TriVeneto Network.

    Cacciari ha continuato: «Ma Galan, forse come non ce l’ho io, non ha la vocazione per fare veramente il politico, che è una professione vera, dura, che ti prende totalmente. O forse non ebbe il coraggio di rompere con Berlusconi».

    E lo vedrebbe sindaco di Padova? Pare intenzionato a ripartire da lì.

    «Glielo sconsiglio, fare il sindaco è molto, ma molto più faticoso che fare il presidente di regione o il ministro. Il suo competitor mi pare sarebbe Ivo Rossi, mi sembra ormai maturo, dopo tanti anni».

    La politica continua a non andare verso Nord.

    «Anche perché ormai sono andati con Montezemolo, e io non sono mai stato in Verso Nord. Ci sono degli amici con cui ho lavorato tanti anni e che stimo, ma io non faccio più politica. Studio e scrivo, partecipo a convegni e seminari, ma con la politica ho chiuso anche se continuo a seguirla, ovviamente, e a commentarla sull’Espresso».

    A tal proposito, ha recentemente definito la Spending Review “pietra tombale sul federalismo”.

    «Come altro definire imposizioni di questa portata senza alcuna discussione e senza distinzione fra virtuosi e viziosi. Senza responsabilità. Eppure Monti resta l’ultima speranza prima del baratro».

    Ma lei crede che un paese di vecchi, con il terzo debito pubblico al mondo, per un terzo controllato dalla criminalità, senza più fiducia politica e in mezzo alla più grave crisi economica della storia moderna, possa salvarsi?

    «Siamo a un passo dal precipizio, ma proprio l’Europa forse ci salverà, perché deve salvare se stessa.E sempre che il ceto politico capisca che bisogna rifondare il Paese e se stesso. Il Pd deve aprire a Monti o comunque al “sistema Monti” che lui ci sia o meno. Ma dev’essere una strada che porta al federalismo. Bevuta la medicina amara, bisogna valorizzare le risorse attraverso l’autonomia degli enti intermedi e locali appunto con il principio della responsabilità. Si abolisca l’uso legale della laurea e le università si facciano concorrenza sul merito ad esempio. Altro che città metropolitane (nel Veneto ce ne sono due a mio parere, Venezia e Verona), e province scompaginate in questo modo».

    E come vede il futuro del Veneto?

    «Dal punto di vista della rappresentanza politica vedo un grande vuoto. Il Pd continua a commettere gli errori di sempre, ma vincerà per la fine contemporanea del bossismo e del berlusconismo».

    E in Veneto?

    «Uguale. Il Pd non ha mai saputo parlare ai veneti. Il Pdl è scomparso e la Lega ha i suoi guai, anche se vedo in Tosi una valida alternativa a Zaia».

    Galan era meglio di Zaia?

    «Il contesto è diverso, Galan era facilitato da un governo amico e dalla disponibilità di altre risorse. Ma per fare il governatore ci vuole anche statura culturale e personalità. Con Galan il Veneto aveva un peso che ora mi pare perduto».

    12 luglio 2012
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