Sabato e domenica ad Assago l’incoronazione di Maroni. La minoranza vuole esprimere il numero due. E la Liga chiede di pesare di più: in pole position c’è il deputato di Cittadella
VENEZIA Neanche l’afa riesce a sedare le pulsioni del leghismo veneto, che si avvia al congresso federale (convocato sabato e domenica al Forum di Assago) in un clima di resa dei conti. Da via Bellerio, ieri, è arrivata la fumata bianca per l’elezione di Roberto Maroni a segretario e di Umberto Bossi a presidente; soluzione largamente annunciata, che non scioglie però il nodo correntizio. Perché in Veneto i “barbari sognanti” maroniani hanno prevalso di misura nell’assemblea nathional - 57% a Tosi, 43% al rivale Bitonci - e i bossiani sono decisi a far pesare il loro pacchetto di consensi a Milano, chiedendo anzitutto un riequilibrio dell’asse geopolitico che emancipi la Liga dal ruolo di portatore d’acqua dei lumbard. A lanciare il sasso è il segretario della federazione padovana che per la direzione del Carroccio immagina una discontinuità sia rispetto all’autarchia bossiana che all’annunciata egemonia di Bobo: «Non è più concepibile una gestione verticistica», afferma Roberto Marcato «il modello che si sta delineando è una confederazione delle leghe locali che rispetti l’autonomia dei territori e realizzi una sintesi politica. In quest’ambito la Liga dovrà esercitare un peso maggiore rispetto al passato e noi chiederemo al nuovo segretario federale di nominare non un semplice vice ma un vicario, un primus inter pares che sia diretta espressione del movimento veneto». Marcato, vecchia volpe, ritaglia così un profilo incompatibile con Flavio Tosi detiene la segreteria lighista e - da luogotenente fidato di Maroni - certo non può rappresentare l’anima post-bossiana e venetista dei padani. Chi sarò il candidato, allora? «È prematuro parlarne, ciò che conta è che il congresso detti una linea forte e innovativa, capace di riconquistare i consensi perduti». Vabbé. Il nome che circola lo facciamo noi: si tratta di Massimo Bitonci, il deputato padovano che all’esperienza amministrativa abbina l’estraneità al vituperato Cerchio magico del Senatur. In passato Bitonci - in veste di sindaco di Cittadella - ha collaborato strettamente con Maroni (all’epoca ministro dell’Interno) nella definizione del decreto sicurezza che aumentava i poteri degli amministratori in locali in materia campo dell’ordine pubblico. Poi la battaglia congressuale ha incrinato i rapporti, con il parlamentare indispettito dalla «propaganda» di Bobo in favore di Tosi. Si vedrà. Chi sembra orientato al ruolo del convitato di pietra è Luca Zaia. Il presidente della Regione ha dichiarato a più riprese che non accetterà incarichi operativi di partito («I veneti meritano un governatore full time, non distratto da altri impegni») ma potrebbe accettare un ruolo di consigliere nel futuro assetto di vertice. Ma proprio questa è l’incognita: Maroni, impegnato a ricostruire una credibilità frantumata da intrallazzi e nepotismi, opterà per una gestione collegiale che coinvolga gli orfani di Bossi e le personalità indipendenti o sceglierà la tabula rasa, affidando le leve del partito esclusivamente a uomini fedeli? Alcuni segnali indicherebbero il prevalere della prima opzione ma tra i suoi seguaci, reduci da una lunga e aspra stagione di opposizione, la tentazione di spoil system è grande.
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