Leghisti in pieno disaccordo sui risultati dei seggi. Comincia la campagna per la successione a Gobbo
VENEZIA. Giallo nel verde: leghisti in pieno disaccordo sui risultati dei seggi provinciali, aperti sabato per eleggere i delegati al congresso regionale del 3 giugno. Lo spoglio durato fino a tardi ha dato numeri precisi, ma nessuna certezza politica. Quanti delegati sono per Tosi e quanti per Da Re? Chi può dirlo, è il rischio della democrazia. Ma per i leghisti è una novità e imperversa il toto-candidato. Flavio Tosi avrebbe un vantaggio su Toni Da Re superiore agli 80 delegati, misurato su scala regionale. Così costituito: 47 delegati contro 31 a Treviso; 39 a 36 a Vicenza; 14 a 4 (o 16 a 2) a Belluno; 57 a 10 (con un paio di incerti) a Verona; 33 a 30 a Padova; 17 a 4 nel Veneto Orientale. Il sindaco di Verona è sotto invece nel seggio di Venezia-Chioggia per 11 delegati a 15 e a Rovigo per 5 a 12. Con queste cifre, il saldo a vantaggio di Tosi è di 81 delegati.
Vantaggio ridicolizzato da Toni Da Re, a cui risulta un quadro diametralmente opposto, come si diceva un tempo. A Treviso per esempio il rapporto vero sarebbe 49-47 a suo favore, conteggiando si suppone anche gli aventi diritto (sindaco del capoluogo, presidente della Provincia, parlamentari e consiglieri regionali) altrimenti la cifra assoluta è sballata. Da Re stima una situazione di parità anche a Belluno, o al massimo si considera sotto di un delegato (11-12). E spiega il motivo di queste diversità: «E’ scattato un meccanismo di contrapposizione che non ha niente a che fare con la dialettica Tosi-Da Re ma è legato ai sostenitori di Tosi. Io mi trovo un sacco di consensi nel Veneziano perché a favore di Tosi si sta spendendo Enrico Cavaliere, che evidentemente non ha lasciato un grande ricordo nella Lega. Lo stesso capita nel Vicentino, dove per Tosi si prodiga Alberto Filippi. O nella Castellana, dove con Tosi è schierato Luca Baggio».
Quelli di Tosi la prendono sottogamba: Da Re vada pure avanti così - è la replica - avrà la sveglia al congresso. Ma c’è anche chi la pensa diversamente: «Trovo molto equilibrata la posizione a Belluno e lo dico con cognizione di causa e delle persone», sostiene il bellunese Gian Paolo Bottacin, ex presidente della Provincia. «Non è automatico che un leghista veneto che si riconosce in Maroni al momento di votare il segretario regionale si schieri per Tosi. Entrano in gioco componenti diverse, un po’ come succede nelle elezioni amministrative rispetto alle politiche. Erano tutti per Tosi, ma solo se Tosi fosse stato l’unico candidato. E fino a dieci giorni fa lo era. Si parlava solo di una possibile candidatura di Massimo Bitonci, che nel Bellunese non è conosciuto come Da Re».
Ci sono altre incongruenze: «Per restare a Belluno, il segretario provinciale della Lega è schierato con Tosi ma è il primo a urlare “Padania libera”, posizione che non mi sembra esattamente quella di Tosi», insiste Gian Paolo Bottacin. «Bisognerà interrogarsi anche sui contenuti, sui programmi e le proposte per la gente, o restiamo alla lotta di potere?».
Considerazione che apre una finestra su un panorama inesplorato: cosa vogliono fare di diverso Tosi e Da Re per la Lega, ma anche per il Veneto e non sarebbe male aggiungere per l’ Italia. Che programmi hanno, dove passa la contrapposizione, su quali basi si contendono i voti dei delegati, stante che tra poco l’aggettivo «bossiano» avrà perso significato. Un capitolo ancora da scrivere e al 3 giugno mancano solo 12 giorni.
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