Anche gli amici di Treviso lo scaricano. Gobbo sotto choc: «Non riesco a crederci» Sconsolato il collega a palazzo Madama: «Se le accuse sono vere, siamo distrutti»
TREVISO. «Se solo una minima parte dei sospetti dovesse tramutarsi in realtà, allora a Piergiorgio Stiffoni non resterebbe altro da fare che restituire immediatamente i soldi al partito. Altrimenti cosa andiamo a raccontare ai militanti che, da vent’anni, vanno per le piazze ad attaccare manifesti? Se comunque anche solo una minima parte dei sospetti su Stiffoni dovesse rivelarsi verità, dato che tre procure si stanno muovendo pur per qualcosa, allora in due minuti la Lega verrebbe distrutta».
È letteralmente annichilito Gianpaolo Vallardi, l’altro senatore trevigiano della Lega e sindaco di Chiarano. Che rilancia: «Chi sbaglia, se ha sbagliato, dia i soldi indietro prima che i militanti vadano da lui a riprenderseli. Ripeto, tutto questo sembra un incubo. Ma se ben tre procure si sono mosse, qualcosa di vero ci sarà pure. Qui, se l’inchiesta va avanti così, non è più questione di politica, ma di moralità».
Insomma, dopo gli iniziali attestati di solidarietà a Stiffoni di giorni fa, oggi si sta ingrossando il «partito» di chi, dentro e fuori la Lega, al posto della solidarietà si limita a dire che «ora si deve fare chiarezza al più presto». Anche perché manca ormai solo una settimana dal voto delle amministrative: nella Marca trevigiana sono 18 i Comuni che tornano alle urne, Conegliano in testa, e quindi l’effetto dello scandalo che sta travolgendo la Lega potrebbe asfaltare i candidati padani. Servono prese di posizione nette. Ma già prima delle pesanti notizie sul bossiano Stiffoni che ieri si sono confusamente rincorse, il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello aveva detto: «Non basta che Stiffoni si autosospenda dal partito e dai suoi incarichi, a questo punto deve anche lasciare il Senato», ossia la sua posizione di privilegio per placare appunto la rabbia dei militanti delusi. Già, il bossiano Stiffoni: il leader storico della corrente Gian Paolo Gobbo, segretario regionale uscente del Carroccio, ormai assediato da maroniani e tosiani, appare sconsolato: «Resto incredulo, in merito alla vicenda Stiffoni. Continuo a dire, conoscendolo bene, che i sospetti che gli vengono addossati mi sembrano semplicemente assurdi». Come già detto, Gobbo teme a questo punto «l’implosione» del Carroccio, la stessa paura che ha Vallardi e con lui molti altri leghisti trevigiani di «batteria». Uno per tutti, il presidente del consiglio provinciale Fulvio Pettenà: da settimane gira le osterie dei paesi e, di parolacce contro la «Lega dei diamanti» ha ormai fatto il pieno.
Ed è per lui sempre più difficile rispondere, a chi la Lega l’ha votata in buona fede. «Cosa volete che vi dica? Qui salta tutto», sospira.
Anche se, in merito al senatore Stiffoni, tutti ieri si sono comunque affrettati a ricordare: «Stiamo parlando ancora di ipotesi, non ci sono prove contro Piergiorgio. E, comunque vada, la presunzione di innocenza è un cardine irrinunciabile fino alla fine». Poi, in serata, la notizia dell’espulsione.
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