Quotidiani locali

Province tiramolla I Comuni emigrano per tenerle in vita

Vittorio Veneto con Belluno, Cavarzere con Rovigo Il nodo delle competenze e del personale: 4000 dipendenti

TREVISO. Nella confusione che regna sovrana sul futuro delle Province, potrebbe succedere che Cavarzere diventi provincia di Rovigo, Mogliano Veneto provincia di Venezia e Vittorio Veneto provincia di Belluno. Anche di questo hanno ragionato ieri pomeriggio a Treviso i presidenti delle sette province del Veneto, impegnati in un delicato lavoro di difesa del proprio posto di lavoro.

Nel frattempo, Vicenza e Belluno non sanno ancora se andranno a votare per il rinnovo del presidente e dei consigli provinciali. E, a parte Verona, nessuna Provincia ha ancora approvato il bilancio di previsione 2012. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo: «la situazione è dunque sotto controllo» rispondono i Professori del governo Monti.

Il risiko delle Province nasce dalle indicazioni della legge nazionale: devono avere un minimo 300 mila abitanti e non devono essere in numero superiore a quelle esistenti. La città metropolitana di Venezia dovrà contare almeno un milione di abitanti. E qui nasconoi problemi: Belluno ha 213 mila abitanti e Rovigo 247 mila. La Provincia di Venezia, da sola, arriva a 863 mila. Sul tavolo dei presidenti, dunque, c’è il tema di come «rosicchiare» abitanti a Padova e Treviso e consentire la sopravvivenza di Belluno, Rovigo e l’istituzione della città metropolitana veneziana. Per questo Vittorio Veneto potrebbe diventare parte della provincia di Belluno.

«La Regione ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la norma sulle Province – commenta l’assessore regionale Roberto Ciambetti – . Fino all’esito del ricorso è difficile definire una strategia. Nel frattempo abbiamo chiesto alle Province di fornirci il quadro della situazione di personale, competenze, risorse, organizzazione. Poi vedremo di ragionare su una normativa regionale che tenga conto di tutte le specificità».

Conferma il presidente dell’Unione delle province venete, Leonardo Muraro: «Il tema dei confini è ancora prematuro ma certo dovremo iniziare a parlarne. Per adesso abbiamo chiesto di partecipare al tavolo di lavoro per la definizione della legge regionale sul riordino delle Province. La situazione non è chiara: oltre all’incertezza legislativa vi è quella legata alle risorse: il governo ci ha tolto l’addizionale Enel senza ancora attribuirci pari compartecipazione Irpef. Così è difficile anche fare il bilancio di previsione».

Secondo le indicazioni prevalenti, le Province diventeranno enti di secondo livello: i rappresentanti saranno eletti dai consiglieri comunali, chiamati a una votazione plenaria. Il presidente sarà eletto all’interno del consiglio provinciale e non sarà più eletto direttamente dai cittadini. Oltre a quello dei confini c’è il nodo delle competenze: l’urbanistica potrebbe tornare alle Regioni, anche per scongiurare il conflitto di interessi tra Comuni e Provincia. In capo alle Province potrebbe restare la viabilità, l’edilizia scolastica

di tipo superiore, la formazione, caccia e pesca, le autorizzazioni ambientali. Irrisolto anche il nodo dei dipendenti: l’apparato delle sette province del Veneto conta più di quattromila dipendenti pubblici. Un esercito che non sarà semplice smembrare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista