«C’è un patto: il Veneto alla camorra»

L’allarme di Pennisi: «Ma sono presenti anche i siciliani. Attenti, le imprese in difficoltà sono le prede più facili da infiltrare»

    di Daniele Ferrazza

    VENEZIA

    Nella relazione nazionale antimafia ha scritto che in buona parte del Veneto, «per ragioni allo stato inspiegabili», si è lasciato praticamente campo libero ad organizzazioni criminali di tipo mafioso diverse da quelle calabrese. Una strategia di «delocalizzazione» che porta a pensare a un’autentica spartizione del territorio: la Lombardia alla ’ndrangheta calabrese, il Veneto alla camorra. Per questo, tra poche settimane la Commissione parlamentare antimafia, su insistenza del senatore leghista Giampaolo Vallardi, ha deciso di riunirsi per due giorni a Venezia ed ascoltare magistrati, investigatori, amministratori e associazioni di categoria.

    Il sostituto procuratore nazionale antimafia, Roberto Pennisi, spiega e rilancia: «La nostra relazione serve anche per allertare i territori interessati – spiega il procuratore, braccio destro di Pietro Grasso –. Il Veneto è una regione ricca, seppur colpita attualmente dalla crisi. Nel corso degli anni abbiamo rilevato come, per ragioni che non siamo in grado di spiegare, la presenza delle ’ndrine calabresi non sia significativa. Riteniamo che il territorio sia stato oggetto di una sorta di spartizione, che lo assegna ad altra organizzazione criminale. Perchè è evidente come, senza il consenso delle altre organizzazioni, sia molto difficile costituire e gestire attività criminale di alto livello».

    Il procuratore si riferisce all’operazione Serpe, compiuta tra il settembre 2010 e il marzo 2011 dalla Direzione investigativa antimafia di Padova, che ha portato all’arresto di quasi trenta persone legate alla società «Aspide srl», impegnata nell’intermediazione finanziaria e nei prestiti ad usura. Un’attività legata alle organizzazioni camorristiche di Casal di Principe. «Quest’indagine – ammette il procuratore Pennisi – ha una valenza straordinaria per il numero di imprese e di persone asservite a questa logica criminale. Può diventare, per il Veneto, la madre di tutte le prossime indagini sulla criminalità organizzata».

    Ma gli esempi di infiltrazione potrebbero continuare: dall’arresto a Mogliano del pericoloso latitante Vito Zappalà (luglio 2010) alla recentissima cattura (gennaio 2012) a Brugine del Nicola Imbriani, braccio destro del boss Polverino. La «Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso» fa esplicito riferimento, inoltre, al riciclaggio e reimpiego di denaro sporco, con particolare attenzione in questo caso alla mafia siciliana. E segnala la presenza in Veneto del principale indagato di un’inchiesta avviata dalla Procura di Palermo che ha portato gli investigatori a Treviso, dove il figlio di un prestanome del boss Bernardo Provenzano ha costituito un’impresa attiva nel settore degli appalti pubblici, intestata alla moglie. «Dalle attività svolte – recita la relazione - sembra emergere che l’attività imprenditoriale aperta nella provincia di Treviso costituisca un mero schermo agli investimenti immobiliari effettuati in zona. E’ stato infatti osservato che tale società, a parte le prime gare vinte con eccessivo ribasso, è sostanzialmente inoperante, mentre i soggetti di riferimento della medesima società continuano invece una intensa attività di investimenti immobiliari, mantenendo stretti contatti con persone residenti a Palermo, ove si recano con notevole frequenza».

    Secondo i magistrati della Direzione nazionale antimafia, questo soggetto - già oggetto di sequestro patrimoniale – ha voluto «salvare alcuni beni sfuggiti alla misura di prevenzione», radicandosi in un territorio «dove non era conosciuto, aprendo una società di comodo e reinvestendo i capitali in operazioni immobiliare intestati a persone di sua fiducia». Come sottolinea il procuratore antimafia Pennisi, la nostra regione deve prestare attenzione: «Il Veneto corre un rischio grandissimo, perchè in questo momento vi sono imprese in difficoltà, che potrebbero facilmente essere infiltrate dai rappresentanti della criminalità organizzata».

    10 febbraio 2012

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