In dieci anni di attività la Emmegi di Gian Michele Gambato ha svolto consulenza solo per il palazzo ex Fs di Venezia
VENEZIA
Una consulenza da un milione e 600 mila euro che Gian Michele Gambato, presidente di «Sistemi Territoriali (società ferroviaria controllata al 100 per cento dalla Regione) e presidente di Unindustria Rovigo, ha incassato per mettere d’accordo chi vendeva - Grandi Stazioni (società mista tra Ferrovie dello Stato, Benetton, Caltagirone e Pirelli) - e chi comperava - Regione Veneto. Una mediazione d’oro si può certamente chiamarla, ma il sospetto è che quei soldi servissero ad altro, per ungere le ruote giuste in modo che il palazzo sul Canal Grande venisse acquisito e al prezzo di 70 milioni di euro. Sospetti che per primi hanno avuto i nuovo amministratori di Grandi Stazioni, che hanno presentato una denuncia nei confronti di Gambato e di chi lo aveva pagato, ex dirigenti della stessa società mista. Truffa o concussione? La Procura di Roma, due anni fa, aveva avviato un’indagine per truffa, quella di Venezia per concussione. Inchieste che si sono perse nei cassetti degli uffici giudiziari, tanto che Gambato oggi può dichiarare: «Se fossi stato indagato avrei saputo necessariamente qualche cosa, non ne ho saputo più nulla e non so neppure che sviluppi abbia avuto la vicenda».
Allora, comunque, i finanzieri mandati da Roma gli avevano perquisito casa in cerca di tutti i documenti che riguardavano quella compravendita con mediazione. Per realizzarla, tra l’altro, il manager aveva fondato una società, con sede a Rovigo, la «Emmegi srl» intestata alla moglie, alla sorella e in parte a lui, quel milione e 600 mila finirono nella sue casse: il 50 per cento furono poi impegnati per l’acquisto di immobili e il resto per spese. E gli interrogativi riguardano proprio quelle spese, anche perchè la «Emmegi» nella sua decennale attività si è occupata soltanto di un grande affare, quello del palazzo di Grandi Stazioni sul Canal grande. Naturalmente non era Gambato che poteva decidere di acquistare per la Regione l’edificio che un tempo ospitava gli uffici delle Ferrovie in laguna, ma erano altri.
Da sottolineare che oggi come allora - era il 2007 - Gambato era al vertice di una società pubblica, anzi in una interrogazione di alcuni consigliere regionali Pd si chiedevano le sue dimissioni da ben sette incarichi in altrettante società regionali, del resto non era un mistero che fosse manager vicino all’assessore Renato Chisso e al presidente Giancarlo Galan. Gambato era, dunque, un pubblico ufficiale, che ha svolto una consulenza, intascando una cifra considerevole da una società per azioni. Non solo: nel 2007 era già entrata in vigore la norma voluta dall’allora ministro Pierluigi Bersani, nella quale si obbligavano i contraenti di una compravendita a trascrivere anche la cifra pagata per la mediazione e nel contratto firmato da Grandi Stazioni e Regione non c’erano l’ombra del nome di Gambato nè di quella cifra. Intervistato in quei giorni dai nostri giornali, l’assessore al Patrimonio di allora, il trevigiano dell’Udc Flavio Silvestrin dichiarava: «Di quei soldi non so proprio nulla, anche perchè nel contratto di vendita si prevedeva che non ci fosse alcuna intermediazione...Credo che se davvero le cose sono andate come scrivete, Gambato dovrà rispondere alla giustizia e anche alla Regione di ciò che ha fatto».
Il manager pubblico viene da una lunga esperienza nel privato: è cresciuto professionalmente in un’impresa edile finita nei primi anni Novanta nel mirino della Procura veneziana, la Rizzi di Rovigo. Da lì è passato alla Vittadello di Padova, con incarico di direttore commerciale e poi alla Proger di Roma, società di ingegneria, il cui titolare è Massimo Caputi. E’ Caputi, che diventato amministratore delegato di Grandi Stazioni spa, contatta Gambato per vendere il palazzo di Venezia.