Zaia convince il governo, ma dovrà modificare il documento. Resta lo stop alla legge elettorale
VENEZIA
Il Governo ritirerà l’impugnazione dello Statuto. Confermato, invece, lo stop alla legge elettorale. L’impegno è stato assunto ieri dal premier Monti con il presidente Zaia che sostanzialmente se ne esce da palazzo Chigi con una sorta di “pagherò”, ovvero l’impegno a «modificare la norma in occasione della prima revisione utile dello Statuto» secondo quanto stabilito nella delibera portata ieri dal governatore a Roma. Termine quanto mai vago per un provvedimento che deve ancora entrare in vigore, ma che sembra sufficiente a far dichiarare al Governo che nel comma 4 dell’articolo 30 «la Regione non viola – più ndr – i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e non intende procedere ad alcuna elusione di tali vincoli, in particolare di quelli relativi al rispetto del patto di stabilità interno e dei limiti di indebitamento». Non fosse che questo sembra presupporre una diminuzione del pressing sulla modifica del patto di stabilità: «Il dubbio del Governo era che potessimo utilizzare quell’articolo per sforarlo – smentisce l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti – questo non significa tuttavia che le leggi sbagliate non si possano cambiare». Un richiamo ai possibili tranelli arriva però anche dal Pdl: «Ci auguriamo – sottolineano Bond e Cortelazzo – che in sede di revisione le modifiche da apportare siano minime e solo formali».
La difesa dello Statuto se ne esce come un gioco di prestigio per i contorni vagamente fumosi che l’hanno avvolta a partire dalla mancata esibizione delle carte ufficiali – che hanno portato il Pd a urlare alla strumentalizzazione «C’era soltanto un approfondimento in atto da parte del Governo che Zaia ha voluto strumentalizzare per poi apparire come salvatore della patria» sostengono Puppato e Reolon. Diversamente, il risultato, spiegano fonti regionali, sarebbe frutto di un lavoro di “intelligence” culminato con la delibera portata fuori sacco martedì in Giunta ed esibita ieri a Roma spingendo Monti a ritirare lo stop: «Se le parole hanno un valore martedì in Consiglio dei ministri ci sarà la presa d’atto ufficiale degli impegni assunti e non si darà corso al contenzioso» conferma Zaia che, forte dell’esperienza da ministro sui tempi della burocrazia ha utilizzato la «finestra» a disposizione tra l’impugnazione e l’avvio dell’iter dell’avvocatura per metterci una pezza. Con una curiosità: in realtà l’articolo 30 dello Statuto era già stato oggetto del carteggio Roma-Venezia, con la Presidenza del Consiglio che eccepiva sulla possibilità di eludere i vincoli statali per perseguire la specificità territoriale. Da parte sua la Regione si difendeva basandosi sulla normativa vigente, dalla legge delega sul federalismo alla legge di stabilità 2011. Di fatto, invece, con la delibera di Giunta, la Regione rafforza la sua posizione con il parere di un costituzionalista che “scherma” lo Statuto nientemeno che dietro la Costituzione (articolo 123 comma 2). Finisce con Tesserin che sminuisce i sogghigni per il comportamento del Governo «l’Esecutivo in un momento così delicato ha evitato uno scontro fra istituzioni», Ruffatto applaude «tutto è bene quel che finisce bene», Caner sberleffa «chiuso il becco alle cornacchie», mentre Marotta punta il dito sul trattamento riservato al Consiglio «trattato come ultima ruota del carro» motivo per cui Bond, ha chiesto, per oggi un chiarimento sulla giornata romana di Zaia.