Il caporeparto usciva da situazioni sentimentali complicate. Ma si batte anche la pista di una lite con un collega di lavoro
Un omicidio premeditato. Preparato con cura studiando i movimenti della vittima. Commesso da una persona che ha dimestichezza con le armi e sa maneggiare una pistola a tamburo di calibro importante sparando due colpi a bruciapelo, a torace e fianco. Ispirato da una forte passione: gelosia bruciante o forse tanta rabbia. E’ la ricostruzione dell’assassinio di Emanauele Simonetto, 49 anni, originario di Castelfranco, ma residente a Farra, da 13 anni caporeparto del settore verniciature della Arpa, sede staccata del mobilificio Mistral. L’operaio ha visto in faccia l’assassino: era al volante della sua Opel Astra quando alle 18.45 di martedì gli si è parato davanti il killer che ha sparato il primo colpo di pistola, infrangendo il parabrezza. Simonetto, forse già ferito, è sceso scappando dietro l’auto, verso gli uffici: qui è stato raggiunto dal secondo colpo che lo ha ucciso. L’assassino si sarebbe avvicinato a piedi; la vettura lo aspettava poco lontano. Una serie di veicoli notati dai residenti sono ora all’esame dei carabinieri di Treviso e di Vittorio che stanno conducendo le indagini coordinate dal pm Giovanni Valmassoi.
La doppia relazione. Due le piste seguite dagli investigatori: quella sentimentale e quella di un contrasto nato in ambiente lavorativo. Simonetto aveva una vita amorosa molto vivace: separato da anni dalla moglie Emanuela Marsura, aveva avuto nel tempo diverse relazioni sentimentali. L’ultima, ufficiale, era finita un mese fa. Ma Simonetto che la sera del 31 gennaio aveva riempito facebook con messaggi e post amorosi («Le persone vengono nella tua vita per una ragione», «l’amore una cosa semplice») aveva attualmente in corso due relazioni contemporaneamente con due trevigiane quarantenni, sentimentalmente impegnate. Le due si conoscono tra loro e probabilmente avevano intuito la presenza dell’«altra». Simonetto aveva una vita mondana molto intensa: girava tutta la Marca, frequentava feste e locali di Conegliano e Vittorio, aveva grande facilità nello stringere nuove amicizie ed era un seduttore. Un comportamento che ha scatenato la gelosia di qualche compagno ufficiale? O forse di una donna?
La lite con un operaio. Accanto al movente passionale, c’è la pista lavorativa. Gli inquirenti non escludono la possibilità che l’omicidio sia da mettere in relazione a qualche comportamento di Simonetto nell’ambiente della fabbrica. Qualche tempo fa l’uomo aveva avuto uno screzio con un operaio che aveva ripreso per la scarsa attenzione prestata nel compiere un lavoro. La direzione della Mistral ha però escluso la «pista interna»: Simonetto non ha mai fatto parola ai proprietari di screzi o di minacce ricevuti da colleghi o da ex colleghi. D’altra parte l’assassino conosceva bene i suoi orari di lavoro: sapeva che era l’ultimo a uscire dalla fabbrica, 15 minuti dopo gli altri dipendenti. Sotto il profilo economico Simonetto non aveva problemi: non aveva mai chiesto prestiti. L’uomo non ha precedenti penali. Insomma un lavoratore modello, un uomo a cui piaceva sedurre.
Il computer. Sequestrati il cellulare e il pc dell’uomo. E’ soprattutto in quest’ultimo che sarebbe stato trovato materiale ritenuto molto interessante ai fini investigativi, ma si aspetta la perizia tecnica. posto e tracce organiche individuate sulla pelle, sugli abiti, sotto le unghie dell’uomo. L’obiettivo è individuare il profilo genetico dell’assassino. All’esame anche la Opel Astra sotto sequestro per scoprire eventuali impronte digitali.
Le celle telefoniche. Gli investigatori hanno fatto scattare i tabulati telefonici per ricostruire tutte le chiamate in entrata e in uscita dal cellulare del caporeparto. Si stanno inoltre verificando i numeri che hanno agganciato, nell’ora del delitto, la cella telefonica a cui fa riferimento via Zaniol. Se l’assassino aveva addosso il cellulare, allora, ha lasciato una traccia.
Perquisizioni. In Pedemontana, una ventina tra case, auto e anche locali le perquisizioni fatte scattare dai carabinieri nella notte di martedì. Di particolare importanza vengono considerati due accertamenti nella zona della Pedemontana. Una decina le persone sentite a cui si sono aggiunte quelle interrogate ieri in caserma.
L’autopsia. Altro impulso alle indagini arriverà con l’autopsia che verrà eseguita oggi dal professor Alberto Furlanetto. L’esame necroscopico è fondamentale per ricostruire la dinamica del delitto: qual è stato il colpo mortale, la distanza a cui l’assassino ha sparato (ci sarebbe stato il contatto tra la vittima e l’assassino che avrebbe sparato a bruciapelo) e il tipo di arma usata, visto che sul posto non è stato trovato alcun bossolo.