Comuni troppo egoisti Il Veneto rinuncia al Patto

Impossibile spendere i fondi inutilizzati: solo tre le amministrazioni «solidali» Disponibili prestiti per 302 mila euro a fronte di richieste superiori ai 40 milioni

    di Simonetta Zanetti

    VENEZIA

    La Regione rinuncia, almeno per il 2011, al patto di stabilità orizzontale. In tempi di vacche magre e dai risvolti incerti, la filosofia predominante che ha mosso le amministrazioni locali è che pensare per sè sia la strategia più efficace. Così solo tre Comuni, sui 268 soggetti a patto di stabilità, si sono detti disponibili a soccorrere le altre amministrazioni locali raggranellando la trascurabile – seppur lodevole – cifra di 302 mila euro sui 42.920.032 richiesti da 34 enti (33 Comuni e la Provincia di Rovigo), mentre 5 hanno scritto senza segnalare l’entità degli spazi richiesti o ceduti.

    Da quest’anno, la normativa nazionale prevedeva – ferma restando la verifica del mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica – la possibilità, per le Regioni, di applicare il patto orizzontale nei confronti del proprio territorio garantendo la regia agli enti locali che tra loro si organizzano per «cedere spazi finanziari» da recuperare nel biennio successivo.

    Il 15 ottobre, data limite per la comunicazione di domanda e offerta, la sorpresa: Mareno di Piave e Malo si sono resi disponibili a mettere sul piatto 150 mila euro ciascuno, mentre Fossalta di Portogruaro ne ha offerti 2.000, laddove a parte Casalserugo e Codognè (con una richiesta, rispettivamente, di 20 e 60 mila euro), gli altri Comuni hanno presentato domande dai 170 mila euro in su. «Con questi numeri abbiamo deciso di soprassedere, nella speranza che in futuro le cose vadano diversamente» commenta l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti che, con la Giunta, ha presentato un progetto di legge per regionalizzare il patto introducendo criteri e modalità consoni alla realtà veneta.

    Intanto, in attesa di sviluppi, una settantina di Comuni potranno consolarsi con i 40 milioni del patto di stabilità verticale, sempre che il ricorso al Tar dell’Anci non blocchi tutto. Questa è infatti una delle iniziative annunciata dall’associazione dei Comuni che, dopo la mancata riapertura dei termini, ha deciso inoltre di ritirare per protesta la delegazione dei sindaci dalla Conferenza permanente Regioni–Autonomie Locali e di chiedere un incontro con Zaia per sottoscrivere un documento condiviso sia sul patto di stabilità orizzontale che verticale.

    Infine, la Giunta ha approvato un provvedimento con cui fissa a 5 mila il limite demografico associativo minimo che deve raggiungere un insieme di Comuni, con popolazione compresa tra i 1.000 e 5.000 abitanti: 273 le amministrazioni coinvolte che devono avviare l’esercizio associato obbligatorio di almeno due funzioni fondamentali entro la fine di quest’anno e di tutte le funzioni entro la fine del prossimo.

    17 novembre 2011
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