Il Veneto a rischio alluvione fino al 2041

Regione ottimista sul bilancio delle opere, ma l’esperto di idraulica D’Alpaos avverte: «Trent’anni per la messa in sicurezza»

    di Renzo Mazzaro

    VENEZIA. «Trent’anni per mettere il Veneto fuori pericolo». Lo dice indossando il cappotto per andarsene Luigi D’Alpaos, ordinario di idraulica all’Università di Padova, invitato alla conferenza stampa ma lasciato a sedere tra il pubblico assieme a Roberto Casarin, segretario generale dell’autorità di bacino dei fiumi dell’alto Adriatico. I due che la sanno più lunga non hanno praticamente spiaccicato parola. A un anno dall’alluvione che ha messo in ginocchio l’area centrale veneta, fa il punto Perla Stancari, prefetto di Verona e commissario per il superamento dell’emergenza, succeduta a Luca Zaia. Alla sua sinistra l’assessore regionale Maurizio Conte, a destra l’ingegner Mariano Carraro, capo dei “soggetti attuatori”. Linguaggio borbonico per dire la squadra che dirige le operazioni, inclusi i pagamenti. La scena si svolge nella sede della Protezione Civile a Mestre. Perla Stancari racconta le puntate precedenti, la sua vicinanza ai sindaci, la sua disponibilità con la stampa, la proroga di un anno del commissariamento per dimostrare che lo Stato c’è. Poi quando arriva ai soldi si fa prendere dalla voglia di tagliar corto. Eh no, l’uditorio reclama precisione: così veniamo a sapere che degli 88.752.000 euro assegnati ai Comuni per i danni a privati e a imprese, una parte può non essere ancora stata erogata perché la validazione è ancora in corso (esame delle pezze d’appoggio). In ogni caso i danni agli immobili vengono tutti coperti al 75%, con limite di 30.000 euro per i privati. Il massimo previsto.

    Le notizie vere arrivano con l’assessore Conte: è ora di distinguere il ruolo della Regione da quello del commissario per l’emergenza, mettendo in atto gli interventi infrastrutturali già previsti dopo l’alluvione del 1966 e mai realizzati. Sono le casse di espansione per limare le piene improvvise dei fiumi, impedendo che arrivino con furia distruttiva a valle. Tre sono già pronte, si fa per dire, nel senso che hanno copertura finanziaria ma solo una può essere già operativa: Riese Pio X per il Muson dei sassi. Le altre due, a Caldogno e a Trissino per alleggerire le piene del Bacchiglione, saranno operative solo tra due anni.

    Tempi biblici per le altre priorità individuate dal piano d’intervento. I siti sono ancora in fase di progettazione preliminare, si prevedono metodi di rimborso per accelerare gli espropri. Certo è che per portare tutto il Veneto in sicurezza servirebbero 2 miliardi e 700 milioni, costo insopportabile per le casse regionali. Una montagna che la giunta Zaia pensa di aggredire con la tattica dei piccoli morsi, come suggeriva Mao: 40 milioni di euro stanziati ogni anno più altri 20 indispensabili per la manutenzione. Totale 60 milioni per 10 anni. Se il padreterno darà vita e gli elettori lo consentiranno.

    31 ottobre 2011

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