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«Non si fa demagogia con i soldi: 35 milioni? Una cifra ridicola»

 VENEZIA. «Non si può fare demagogia sui soldi. Sui soldi si fanno cose serie, non propaganda». Vendemiano Sartor, ex assessore all'economia nella giunta Galan, considera carta straccia il progetto di Luca Zaia di assegnare nel bilancio di previsione 35 milioni di euro in fidejussione a Veneto Sviluppo per erogare credito alle imprese. Un attacco frontale, demolitorio, fatto a suon di cifre da uno che conosce dall'interno i meccanismi di funzionamento della macchina regionale.  E anche i soldi non utilizzati da Veneto Sviluppo: altro che 35 milioni, sarebbero 200 quelli "dimenticati" nei cassetti. Ma prima di arrivare allo sdoganamento di questa cifra, Sartor abbatte come birilli i presupposti su cui si basa l'idea di Zaia: «Sarà anche vero che i Confidi erogano 3 miliardi di credito sui 100 del sistema veneto, ma c'è una notevole differenza nel ruolo svolto per la piccola impresa rispetto all'industria. Nell'artigianato la percentuale non è il 3% ma il 20%. I Confidi hanno una tradizione molto forte, una storia nel Veneto, che non c'è nell'industria, perché le grandi imprese non usano questo strumento».  Questa percentuale viene da Veneto Sviluppo.  «Ma non si può fare una media come quella del pollo. Per l'artigianato i Confidi svolgono un ruolo che non è solo garanzia ma anche consulenza e funzione di calmiere del mercato. Metà di quei 3 miliardi di euro di garanzie nel Veneto sono fatti dai Confidi dell'artigianato. Che è circa il 20% del debito del comparto. Adesso arrivano con 35 milioni: risibile».  Perché?  «Con quei 35 la giunta Zaia vuol fare sia garanzia che controgaranzia. Ma il moltiplicatore del patrimonio per le garanzie è 12,5: non si arriva neanche a 500 milioni di euro, l'equivalente di un Confidi di provincia. Se la Veneto Sviluppo vuol fare qualcosa di utile, deve fare controgaranzia, cioè emettere un fondo che ha moltiplicatore 30, che garantisce i Confidi. Non immettersi su un mercato già saturo, altrimenti facciamo più botteghe che clienti. L'indicazione per i Confidi è che devono accorparsi, diventare intermediari finanziari. E proprio la Regione ne va a costituire un altro?».  Queste osservazioni di buon senso non sono venute in mente a Zaia?  «Io non so se lui voglia by-passare le rappresentanze o fare demagogia».  Vuol fare i Confidi della Lega, intende?  «No, li fa direttamente lui. Ma che sussidiarietà è? Il pubblico non dovrebbe fare mestieri che fa il privato. Erano partiti per dare 5 miliardi alle imprese, poi sono scesi a 2 e mezzo, poi a 1 e mezzo, adesso 500 milioni. La dimensione del Confidi dell'artigianato di Vicenza. E servono almeno due anni per farlo funzionare».  Due anni?  «Da quando è stato pensato, sì. Ci vuole ancora un passaggio in commissione, un regolamento. Ammesso che qualcuno non ricorra, perché non si possono affidare soldi pubblici senza gara».  Come sarebbe a dire?  «Se Veneto Sviluppo, che non è una società in house ma un intermediario finanziario, fa controgaranzie, c'è già il fondo approvato con delibera del 2005. Se invece fa garanzie, la Regione non può affidarle soldi direttamente: ci vuole una gara, altrimenti qualunque soggetto 107 può fare ricorso».  Cos'è questo 107?  «L'articolo del testo unico della legge bancaria. Il livello più basso di garanzia è il 106. Ma già oggi i Confidi di Vicenza e di Venezia, o tutti quelli della Cna, sono 107, cioè parificati a Veneto Sviluppo: perché Veneto Sviluppo sì e loro no? La Finanziaria regionale deve fare prestiti partecipativi alle imprese: ha 20 milioni stanziati già nel
2009. Ma ne ha molti di più: dal 2000 al 2010 la giunta Galan ha dato in gestione a Veneto Sviluppo 650 milioni di euro, in 18 fondi di rotazione per le imprese. Di questi, 200 milioni non sono utilizzati in questo momento: si faccia una ricognizione, vengano unificati e affidati, tanto ci vuole?».

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