UNIVERSITÀ
Linea dura dei ricercatori: lezioni bloccate

Scienze e Ingegneria guidano la protesta contro i tagli del governo alla ricerca. Didattica paralizzata. Anche il gruppo di Chimica non si presenterà in aula all'inizio dell'anno accademico

    di Fabiana Pesci PADOVA. Hanno adottato la linea dura. Niente corsi, niente lezioni, niente laboratori. La battaglia dell’ateneo padovano contro il ddl Gelmini avanza su due fronti: da un lato procede la protesta istituzionale capeggiata dal rettore Giuseppe Zaccaria, dall’altro non demorde lo zoccolo duro di ricercatori, «spalleggiati» dagli stessi cattedratici.

    Ieri Chimica e Psicologia, nel corso delle rispettive riunioni di Consiglio, si sono allineate alla posizione di Ingegneria. I ricercatori, all’apertura dell’anno accademico, non si presenteranno in aula: non si faranno carico della didattica, onere non presente nel loro contratto. Scatta poi oggi stesso la conta dei dissidenti. In calendario da metà settembre un «accademico presidio semipermanente» di fronte a palazzo Moroni, lungo il listòn: i Chimici, gli animatori dello sciopero della fame andato in scena lo scorso mese, stanno preparando una nuova controffensiva. E promettono: questa volta la protesta varcherà le mura della facoltà di Scienze per coinvolgere tutto l’ateneo.

    In programma oggi pomeriggio la riunione di Lettere, chiamata ad approvare l’assetto didattico, in altre parole chi insegnerà cosa il prossimo anno. Anche i ricercatori della facoltà umanistica sono pronti a fare fronte comune. E chi coprirà quei corsi lasciati vacanti dai ricercatori? Di certo non i professori associati ed ordinari allineati alla protesta: svolgeranno gli obblighi istituzionali previsti dal contratto, un corso frontale ciascuno. Non un minuto di più. Le singole facoltà dovranno quindi procedere a bandi di selezione interna a titolo gratuito per garantire l’offerta didattica promessa agli studenti al momento dell’iscrizione. Ecco spiegato il motivo del censimento dei ricercatori che aderiscono alla linea dura.

    Il messaggio è chiaro: lasciare che i bandi rimangano deserti per provocare un corto circuito della didattica tanto forte da giungere dritto fino a Roma, al cospetto del ministro Maria Stella Gelmini. E’ lei la mente della riforma che elimina con un colpo di spugna il ricercatore in favore di una figura a tempo determinato: dopo sei anni di ricerca o si fa carriera, diventando professori associati, oppure si è fuori dall’Università. Già domani i Chimici contano di conoscere la temperatura dell’adesione alla protesta. Se sarà alta come si aspettano non ci saranno mediazioni di alcun genere: niente insegnamento. Una stima effettuata da «Rete 29 Aprile» registra dati poco rassicuranti: a Padova quasi un ricercatore su due incrocerà le braccia, il 45,69% su circa 900 censiti. A Veterinaria la situazione più critica, con il 100% di adesione. Dati altissimi anche ad Ingegneria, Scienze, Psicologia, Lettere. Fuori dai giochi anti ddl Gelmini solo Medicina e Chirurgia e Giurisprudenza.

    Sul fronte istituzionale il prossimo appuntamento con il rettore Giuseppe Zaccaria è fissato il 15 settembre: in calendario una serie di manifestazioni volte a coinvolgere la cittadinanza nella lotta contro i tagli all’ateneo. Cinque giorni dopo l’incontro dei vertici del Bo con i parlamentari padovani.
    07 settembre 2010

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