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Alloggi per emergenza abitativa
a Padova l'80% delle case va a stranieri

E' allarme sfratti in città. L'assessore comunale alle Politiche abitative, Gianni Di Masi, spiega: "Sempre

più famiglie non riescono a pagare l'affitto". Anche per questo sempre più immigrati chiedono l'alloggio al Comune, che è costretto ad agire con il meccanismo dell'emergenza abitativa, saltando quindi le graduatorie. Pronti 200 mila euro per arginare il fenomeno degli sfratti per morosità
PADOVA. Sono già una sessantina, dall'inizio dell'anno, gli alloggi assegnati in locazione dal Comune a nuclei familiari che si trovano in condizioni di emergenza abitativa. «E' una situazione - spiega l'assessore alle Politiche abitative Giovanni Battista Di Masi - destinata ad aggravarsi per effetto della crisi economica».

Di Masi, esponente dell'Italia dei Valori, ha ereditato a maggio la delega dal collega Antonino Pipitone e si è subito dovuto rimboccare le maniche. «Per il 2010 spiega l'assessore - è previsto in città un incremento del 50% del numero degli sfratti esecutivi». Sicché, dagli 80 del 2009, si rischia di arrivare a 120. «Quando un lavoratore perde l'impiego - argomenta Di Masi - certo deve continuare ad andare dal salumiere e a saldare le bollette. La prima cosa che non riesce a pagare è l'affitto e di qui si crea la situazione di morosità che porta allo sfratto esecutivo».

Ne deriva, di regola, la difficoltà, se non l'impossibilità, di reperire un alloggio sul mercato e la necessità di rivolgersi al Comune per ottenere un appartamento in affitto a un prezzo accessibile. I criteri sono stati stabiliti con la delibera di giunta 19 del 20 gennaio 2000 (ai tempi della giunta Destro, con l'allora vicesindaco Domenico Menorello a occuparsi della materia).

Un esame della sessantina di determinazioni approvate, nel 2010, dal settore Patrimonio Partecipazioni e Lavoro in relazione all'emergenza abitativa consente di rilevare che solo una dozzina riguardano assegnatari italiani. Al Comune, che dispone di alloggi sia in città che a Saletto di Vigodarzere, si sono rivolti negli ultimi mesi cittadini originari del Marocco (la percentuale più elevata), dell'Albania, della Repubblica Democratica del Congo, della Moldavia, della Nigeria, del Burkina Faso, del Pakistan, della Romania, del Bangladesh, della Serbia. I canoni mensili applicati oscillano fra i 182 e i 570 euro (oltre, naturalmente, alle spese condominiali). Variabile pure la durata della concessione: da uno a quattro anni.

«E' ovvio che l'amministrazione municipale - aggiunge l'assessore Di Masi - non può, e non vuole, lasciare nessuno sulla strada. Ogni assegnazione viene comunque preceduta da una relazione dei Servizi sociali che attestano la situazione di difficoltà economica».

Tuttavia il Comune pensa a provvedimenti alternativi. In questa logica rappresenta un primo, significativo, passo la delibera 266 dell'8 giugno 2010, proposta da Di Masi insieme al collega Fabio Verlato, con la quale si è costituito un fondo straordinario di 200 mila euro «per affrontare situazioni di emergenza connesse a morosità e sfratti per morosità
nel pagamento di canoni di locazione e/o spese condominiali». Sulla stessa lunghezza d'onda si è sintonizzata anche la giunta regionale. «Siamo infine intenzionati - chiude Di Masi - a concludere l'esperienza di "Casabuona", un progetto che negli ultimi tempi ci ha procurato notevoli difficoltà».

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