di Claudio Baccarin
Pavanetto e il saluto romano
In silenzio, senza proclami, l’assessore provinciale alla Sicurezza Enrico Pavanetto, esponente del Pdl con trascorsi in Alleanza Nazionale, ha provveduto. Ha rimosso dalle fotografie «postate» nella sua pagina di Facebook l’immagine in cui salutava romanamente al fianco dell’ex-calciatore laziale Paolo Di Canio e le altre istantanee in cui si potevano cogliere richiami al fascismo.
Pavanetto ha cambiato anche la foto del profilo, regalando ai suoi fan un’istantanea in cui sguazza beatamente in mare. Non è dato sapere se l’assessore abbia deciso spontaneamente di rimuovere le immagini più «caratterizzate» politicamente o se questa mossa gli sia stata suggerita da qualche collega di partito. Se non addirittura dalla presidente della Provincia, Barbara Degani, che ha evitato d’intervenire direttamente nella querelle, limitandosi a ringraziare quanti mercoledì le hanno rivolto gli auguri per il compleanno.
LA MOZIONE. L’«affaire Pavanetto» è comunque destinato ad approdare in consiglio provinciale a settembre, allorché nell’aula di Palazzo Santo Stefano si aprirà il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata dai consiglieri del Partito Democratico (primo firmatario Boris Sartori).
SONDAGGIO. Sulla vicenda TgPadova.it, il sito Internet di Telenuovo, ha promosso un sondaggio, che ieri sera alle 18 registrava 2220 votanti. Orbene, per il 52% degli internauti Pavanetto dovrebbe «restare al suo posto e ignorare le polemiche». Per il 15% dovrebbe «dimettersi». Per il 5% «spiegare il senso di frasi e foto». Addirittura il 27% dei votanti sostiene che l’assessore dovrebbe «querelare i giornalisti». Solo l’1% lo invita a chiedere scusa.
ALIPRANDI. Da Mykonos, dove continua a tormentarsi nel dilemma «meglio frocio o fascista», il consigliere comunale Vittorio Aliprandi, capogruppo della lista Padova per Marin, ha pubblicato sulla sua pagina Internet una vignetta. Sotto la dicitura «Giornata dell’orgoglio gay», il protagonista del disegno si guarda allo specchio e «si dà del frocio».
TUTA BLU. Con un mail al mattino Nicola Pizzato osserva che «l’assessore finge di non sapere che i poliziotti, quando vengono impiegati in servizi di ordine pubblico, indossano, guarda caso, proprio una tuta blu. In ogni caso, se, come scrive Pavanetto, “l’uomo con la tuta blu non appartiene alle forze dell’ordine”, sarebbe opportuno che l’assessore indicasse esplicitamente a chi si riferiva, così da sgombrare il dubbio anche rispetto ad altri potenziali categorie che potessero sentirsi offese. Credo che l’assessore - conclude Pizzato - farebbe meglio a presentare spontaneamente le proprie dimissioni».
15 agosto 2010