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"Incapace di intendere e volere", assolta la mamma assassina di Curtarolo

Ha ucciso il figlio Alessandro, 2 anni,  a coltellate: centoquaranta. Ma mamma Monica Cabrele non è colpevole: secondo i giudici in quel momento era incapace di intendere e di volere. Prosciolta, dunque: niente detenzione, ma ricovero per dieci anni in un ospedale psichiatrico giudiziario

CURTAROLO. Non è colpevole di infanticidio Monica Cabrele, anche se ha ucciso il suo bimbo, di 2 anni e 10 mesi, che credeva in mano al diavolo. Anche se ha devastato il corpicino di Alessandro con 140 coltellate per azzerargli ogni soffio vitale. Non è colpevole Monica perché, nei tragici istanti, la sua mente era solo follia. Nient’altro.

Lo ha sostenuto la difesa, i legali Lucia Tedeschi e Filippo Giacomello. Lo ha spiegato la pubblica accusa, il sostituto procuratore Orietta Canova. E lo hanno confermato gli esperti, i professori Giovan Battista Traverso nominato dalla procura e Claudio De Bertolini per l’imputata. Al gup padovano Mariella Fino non è rimasto che prenderne atto: Monica Cabrele, 36 anni di Curtarolo, era totalmente incapace di intendere e di volere quando ha assassinato suo figlio. E così, nell’ambito di un giudizio abbreviato, il giudice ha pronunciato la sentenza di proscioglimento per vizio totale di mente. Ma la donna non tornerà libera. Seguendo le indicazioni degli esperti, che l’hanno ritenuta tuttora socialmente pericolosa, è stato disposto il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario per 10 anni. Monica Cabrele resterà nella struttura di Castiglione delle Stiviere, dove è ospite da gennaio, un ospedale specializzato per garantire un percorso terapeutico alle mamme-assassine. Secondo il professor De Bertolini, Monica ha ucciso vittima di «un episodio psicotico con ideazione delirante incentrata sulla presenza del demonio». La madre «ha deformato il significato del mondo...» arrivando «a un impulso aggressivo... sul quale non era in grado di esercitare un controllo».

Certo, oggi la malattia si alterna a momenti di piena lucidità in cui vorrebbe morire per stare accanto ad Alessandro. Momenti che sono mancati del tutto durante l’omicidio, come puntualizza il professor Traverso. «È consapevole dell’accusa» ha scritto lo psichiatra, confermando che Monica ha ucciso nel corso di «un episodio schizofrenico di tipo paranoide... in preda a una sintomatologia psicotica che induceva in lei la convinzione che i comportamenti del suo entourage fossero ostili ed esprimessero atteggiamenti improntati a malvagità e a perversione a causa dell’influsso negativo esercitato dal diavolo». Un diavolo che, in realtà, era solo malattia mentale. «Monica - sottolinea il professor Traverso - ha pensato che il comportamento del bimbo fosse cambiato e influenzato dal demonio». Ecco che «a quella situazione ha reagito, quasi a “liberare” il figlio dall’influsso negativo del diavolo... attraverso il comportamento aggressivo-omicidiario».

Da tempo Monica stava male. E i segni, pur espliciti, furono sottovalutati: erano fenomeni allucinogeni prevalentemente verbali indicativi,
ha evidenziato Traverso, «di una situazione delirante a contenuto mistico-religioso, sessuale, di riferimento persecutorio, maturata sulla base di una personalità di stampo paranoide». Una situazione favorita da stress, condizioni pregresse e di conflittualità vissuta nell’infanzia e in famiglia.

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