Medici obbligati a parlare chiaro
"Stop allo sfoggio di tecnicismi"

Con una circolare e un vademecum l’Azienda ospedaliera di Padova obbliga i medici a rivolgersi ai pazienti in modo semplice, senza troppi termini tecnici. Spiega il direttore generale Adriano Cestrone: "I pazienti devono essere messi in grado di capire di cosa soffrono"

    di Fabiana Pesci PADOVA. «Dottore, parla come mangi». E' la rivoluzione nell'informazione al paziente dell'azienda ospedaliera. La decisione è contenuta in una disposizione al personale per porre fine alla situazione tragicomica che si ripete da anni al letto del malato.
    Il medico che dice: «Parliamo del fastidio postprandiale che avverte in sede epigastrica». Ed il paziente che risponde: «Oddio, ma io ero venuto qui solo perché ho mal di pancia dopo aver mangiato». Ed il camice bianco che ribatte: «E' quello che ho appena detto».

    L'azienda ospedaliera di Padova ha messo nero su bianco il proprio cambio di rotta: «Il processo informativo deve essere modulato sulla richiesta di sapere del paziente, prevedendo tempi e luoghi adeguati, modalità di linguaggio appropriato, gradualità delle notizie, nonché tenendo conto delle persone che il paziente intende rendere partecipi». In altre parole umanità: basta termini incomprensibili che finiscono per intontire il paziente. Calma, pazienza. Il medico non dovrà solo rendere le proprie comunicazioni chiare come il sole, ma anche preoccuparsi di capire se il proprio assistito ha compreso ciò che gli è stato detto.

    Il documento, redatto da Anna Maria Saieva, dirigente medico della direzione, vuole abbattere il muro che spesso si crea tra camici bianchi e pazienti. L'adozione della nuova procedura si inserisce nel delicato quadro del consenso informato. I vertici di via Giustiniani non vogliono che l'assenso alle terapie si concluda in un mero atto burocratico: «Il consenso all'atto sanitario rappresenta infatti -si legge nella delibera di adozione della nuova procedura- l'espressione conclusiva di un importante momento comunicativo essenziale per consentire di stabilire quell'alleanza terapeutica fondamentale per affrontare in modo corretto l'attività clinica».

    L'equipe di medici che ha stilato il nuovo vademecum ha lavorato perché il modello operativo venga gestito in modo uniforme in tutto l'ospedale. Questa rivoluzione silenziosa che rende protagonista dell'atto terapeutico non più la malattia, ma il malato, è racchiusa nel punto 4 della seconda fase delle modalità operative del protocollo: «Al termine del colloquio il medico proponente verificherà che i contenuti principali dell'informazione siano stati compresi, mettendosi a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti». Un regolamento che fino a ieri era fantascienza pura. Il concetto di alleanza terapeutica è uscito dalle aule dei convegni per approdare in corsia.

    Anche i nuovi moduli di informazione e consenso (in vigore dall'1 ottobre) dimostrano che l'aria è cambiata. Il paziente dovrà firmare una carta in cui dichiara di «aver ricevuto un'informazione comprensibile ed esauriente relativa alle terapie».
    08 luglio 2010

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