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MONSELICE
Il Parco dei Colli Euganei dice di no
"Niente cementifici nell'area protetta"

Il Parco Regionale dei Colli Euganei ha deliberato l’avvio dell’Accordo di Programma che dovrà portare alla rilocalizzazione dei cementifici. Il presidente dell'ente Chiara Matteazzi: "Circa 122 metri di torre in un Parco non sono accettabili"

ESTE. Un messaggio chiaro, forte e potenzialmente dirompente, quello che arriva dal Parco Regionale dei Colli Euganei. L’ente di tutela ha deliberato, e annunciato ieri, l’avvio dell’accordo di programma che dovrà portare alla rilocalizzazione dei cementifici. Nel tempo, per carità. Ma è un segnale di portata storica, e di valore simbolico enorme. L’equivalente della posa di una prima pietra, solo che in questo caso la pietra si toglie.

La svolta.
A dare l’annuncio è la presidente Chiara Matteazzi, con il direttore dell’Ente Nicola Modica e all’assessore Simone Borile. Per la prima volta, l’esecutivo del Parco cerca di far applicare quel che nelle norme del Piano Ambientale è scritto già da 12 anni: i cementifici sono incompatibili con il Parco. E’ l’inizio di una procedura lunga e complessa, che dovrà vedere quale attore fondamentale la Regione. Una scelta su cui ha pesato il fronte di quasi trenta sindaci (quasi tutti quelli dei Colli) che l’altro ieri hanno presentato il loro documento sul revamping, chiedendo dialogo, rispetto delle norme, stop alla procedura di Via. E soprattutto puntando l’attenzione sul Parco, sulla necessità di chiarire, ora o mai più, a quale tipo di sviluppo lo si vuole destinare. Chiara Matteazzi risponde poche ore dopo, con la delibera che segna la svolta.

Delocalizzare.
Ieri mattina la presidente ha scritto al Ministro dell’Ambiente, al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia e ai sindaci di Este e Monselice, i due comuni coinvolti, chiedendo di fissare una data, entro il 20 maggio, per una prima conferenza dei servizi sulle cementerie. «Puntiamo all’obiettivo più alto, quello di delocalizzare le cementerie rispetto al territorio» dichiara la Matteazzi.

«Voglio rassicurare tutti che questa procedura non avverrà dall’oggi al domani: ci saranno tempi di dismissione a lungo termine. Quindi il problema occupazionale non deve essere assolutamente visto come un ostacolo a questo Accordo di Programma. Anzi, questa è una giusta pianificazione, che non crea illusioni e soprattutto alibi. Tra 20 anni non vorrei che ci trovassimo come oggi, a dover dire “non delocalizziamo” per l’occupazione».

Perché il Parco parte oggi? «Visto che il tema è oggi sensibilizzato da un problema singolo, ritentiamo opportuno cogliere l’occasione - spiega la presidente -. Parmiamone e arriviamo in 2-3 anni a una strategia definita, con tempi e modi». Insomma, dopo cave, elettrodotti e antenne, il Parco prende in mano l’ultima «negatività»: le cementerie. Per i tempi, il primo paletto è il 2012, con la fine della concessione per cava Piombà a Baone, l’ultima rimasta, che rifornisce la Cementizillo.

La Regione.
A questo punto ha un ruolo chiave. «Io confido nel presidente Zaia - assicura la Matteazzi - mi sembra persona operativa e molto sensibile ai temi dell’ambiente, e penso coglierà al volo la grande occasione per questo territorio». «Il procedimento che inizia oggi comporterà scelte strutturali non indifferenti e dovrà essere coordinato da una regia unitaria - aggiunge Borile -. Metterà tutti di fronte alla propria responsabilità, specialmente la Regione».

Revamping.
I vertici dell’Ente Parco mettono le mani avanti: questo passo non implica un sì o un no al revamping Italcementi. Per quello, la partita resta aperta. Dal punto di vista tecnico, l’iter dovrebbe passare attraverso una convenzione, come in passato per le altre cementerie. «122 metri di torre in un Parco non sono accettabili - riassume la presidente - ma non mi sento di dire di no a priori a una riduzione del 50% dell’inquinamento. Possiamo trovare soluzioni intermedie o alternative».

Resta da capire quindi cosa questa svolta sui cementifici potrà comportare nel futuro prossimo, per il revamping in discussione. Italcementi potrebbe perdere l’interesse ad investire? O, come pare più probabile, il revamping potrebbe avere disco verde, con qualche ritocco alla torre e la moneta di scambio di una riconversione a lungo termine?

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