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LA TRAGEDIA A BRUGINE
La bara di Filippo portata dagli scout

Chiesa strapiena di giovanissimi per l’ultimo saluto al tredicenne che ha perso la vita sabato scorso. Gli amici scout: "Il messaggio che ci ha lasciato è quello di vivere intensamente"

PIOVE DI SACCO. La piccola bara bianca di Filippo Mengardo è stata portata in chiesa dai capi scout, dietro i genitori del bambino, Ivano e Francesca, abbracciati uno all’altro, la sorella Valentina stretta al suo fidanzato, una fila composta di persone, parenti e amici più cari che si sono fatti largo nel sagrato gremito.

Ieri pomeriggio nella chiesa di Sant’Anna si è tenuto il funerale del tredicenne che ha perso la vita sabato nell’incidente stradale avvenuto in via San Rocco. Un sole estivo illuminava i visi segnati dalle lacrime, si posava come una carezza sui fiori bianchi che coprivano il feretro del ragazzino. Il mormorio si è interrotto come d’incanto all’arrivo della bara, nell’aria solo il suono cupo delle campane. «In questi momenti ci rendiamo conto che non ci sono parole per esprime e cogliere tutto quello che è successo», ha esordito don Giorgio De Checchi, accompagnato nella messa da don Graziano, parroco di Brugine, paese dove viveva Filippo, e monsignor Giorgio Facchin del duomo di San Martino.

I canti delle messa sono stati animati dagli scout, impeccabili nelle loro divise, sguardi persi in cerca di conforto. C’erano i compagni di classe di Filippo in chiesa, hanno portato ciascuno una rosa bianca sulla sua bara. Indossavano una maglietta con stampata una foto sorridente del loro amico. E c’era la squadra di basket del Piovese dove il tredicenne aveva giocato e gli atleti della società Bata Ciclismo.

«Siamo qui per Filippo - ha iniziato don Giorgio l’omelia - potremmo quasi dire che è stato lui a convocarci, tutti insieme. Ha riunito tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato, che con lui hanno condiviso una parte della loro vita. Questa è la più grossa che ci hai combinato - ha detto don Giorgio ricordando l’esuberanza e la vitalità talvolta incontenibile di Filippo - non è solo una battuta, noi ci crediamo veramente. Ciò che accade nella vita non è solo giusto o sbagliato, ha sempre qualcosa da dirci. La fede non è un anestetico, non ci immunizza dal dolore.

Ma ci aiuta a metterci di fronte alla vita per capire che ogni accadimento insegna qualcosa. I genitori mi hanno detto che non possono rassegnarsi a sapere morto il loro figlio. Lo vogliono ricordare sorridente e pieno di vita. Il messaggio che ci ha lasciato Filippo è quello di vivere intensamente, con pienezza, gli eventi e le persone, come se dicesse io ho fatto la mia parte e ora tocca a voi».

Il sacerdote ha rivolto un pensiero anche al fratello di Filippo, Gianluca, e alla sua fidanzata Laura, entrambi ancora all’ospedale. All’uscita dalla chiesa il feretro è stato salutato da un lungo applauso e prima che venisse caricato nell’auto che l’avrebbe portato al cimitero di Brugine, i compagni scout hanno gridato il loro saluto.

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