MONSELICE
Rinnovamento di Italcementi
I commercianti dicono di no

Contrarietà di Ascom e Accademia Galileiana di Padova. "Un camino più alto di cento metri sarebbe una disfatta per Monselice e comuni circostanti: non a caso i sindaci sono molto preoccupati"

    MONSELICE. Si allarga il fronte del no al progetto di revamping dello stabilimento Italcementi. Una bocciatura arriva infatti anche dall’Associazione commercianti, per voce di Giorgio Borin.

    Dice il presidente mandamentale e ristoratore ad Arquà Petrarca: «Un camino più alto di cento metri sarebbe una disfatta per Monselice e comuni circostanti: non a caso i sindaci sono molto preoccupati. Io credo che questo territorio abbia già dato. Ricordiamoci anche delle cave. Nessuno vuole criminalizzare le cementerie, che in passato hanno svolto un ruolo fondamentale. Ma oggi è impensabile proseguire nello sviluppo di questo tipo di industrializzazione, anche perché tutto il territorio intorno ne rimane vincolato. Nessuno va a costruire una casa, un ristorante o un albergo sotto i camini. Questo intervento - sottolinea Borin - comprometterebbe gli sforzi fatti sinora per cercare di incentivare quella grande risorsa che è il turismo, che sta salvando le nostre economie. Per le cementerie, occorre ragionare su una dismissione nel tempo. Non permettere che si organizzino e mantengano questo tipo di produzione per altri decenni ancora. Da considerare anche l’impatto del traffico pesante, che genera inquinamento e pericolo. Inoltre, alzando il camino le emissioni andranno a inquinare un territorio sempre più vasto. Il mondo del commercio è preoccupato di come si sta evolvendo la situazione, e non è certamente a favore di questa torre mastodontica. Oltretutto senza garanzie che i forni un domani possano essere usati per altre cose, sempre agitando il timore dei licenziamenti».

    Si fa sentire anche il mondo della cultura, con il presidente dell’Accademia Galileiana di Padova, Oddone Longo, da sempre attento alla tutela del paesaggio euganeo. Ovvia la netta contrarietà alla torre da 110 metri di altezza. «Non se ne potrebbe fare a meno? - domanda Longo - Se si vuole la riduzione delle emissioni, la tecnologia è questa? Prendere o lasciare? A Italcementi, società non del tutto immune da ombre (la controllata Calcestruzzi è indagata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta), non importa ovviamente nulla di paesaggi o di bellezze artistiche. Quanto alle garanzie su ciò che verrà impiegato come combustibile, tutto fa sospettare che il rinnovato cementificio sarà in realtà un inceneritore di rifiuti, malgrado le assicurazioni in contrario. Dalla padella del cemento Monselice e gli Euganei cadranno nella brace dei rifiuti» è la convinzione di Oddone Longo.
    21 aprile 2010

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