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Usura, il ristoratore di Teolo si difende
"La Ferrari? Comprata con i risparmi"

Si difende Paolo Magagna, che si è visto sequestrare la super-auto e 51 mila euro in assegni perché indagato. "Io ed Enrico (Carmine Enrico Turco, presunta vittima ndr) - racconta - ci conosciamo da una vita. E' lui che infanga me e la mia famiglia"

PADOVA. «La Ferrari l’ho comprata con i risparmi di una vita, altro che usura. L’ho presa nel 2007, pochi mesi dopo aver venduto il ristorante alla Torre di Treponti». Paolo Magagna, 46 anni, titolare del bar ristorante La Piazzetta in piazza Tito Livio a Teolo, accusato di aver prestato ad un imprenditore suo amico di Padova 130 mila euro ad un tasso del 10 per cento mensile si difende.

Venerdì scorso il gip Lara Fortuna su richiesta del pm Federica Baccaglini ha disposto il sequestrato della Ferrari rossa (modello F355 Berlinetta), oltre che di 51 mila euro in assegni. Ma Paolo Magagna, nonostante ciò, rovescia completamente la storia imbastita dagli investigatori in mesi di indagini. Il ristoratore, infatti, ammette «solo» di essere indagato per usura e che la Ferrari (incidentata) sia sotto sequestro. Il resto è zero per lui.

«Replico volentieri per difendere la mia dignità e quella della mia famiglia», spiega Magagna. Che, prima di rispondere alle domande, fissa subito alcuni punti cardine del suo discorso. Punto A: «Io e Enrico (Carmine Enrico Turco, 56 anni, ex titolare della ditta tessile Markyo di Gazzo Padovano, residente a Padova, la vittima del presunto caso di usura) ci conosciamo da una vita e non è vero che ci ha fatti incontrare il direttore di banca. Anzi, è il contrario». Punto B: «E’ vero. Ho prestato a Turco del denaro. Ma 50-60 mila euro, non 130 mila. Soldi, tra l’altro, che non ho più rivisto». Punto C: «In questi mesi nessuno mi ha mai convocato né in tribunale né dai carabinieri. Non capisco come un provvedimento di sequestro possa nascere sentendo una sola campana».

Quindi è lei la vittima...
«Io non voglio infangare nessuno. Ma Turco e io eravamo amici: ci conosciamo da una vita. Mangiavamo insieme tre volte alla settimana. Un giorno mi disse di essere in difficoltà economiche. Così gli prestai dei soldi. Ma lui chiuse ugualmente l’attività. E subito dopo sparì. Non lo sento da tanto. Forse si è trasferito in Polonia. Sua moglie è polacca e lì aveva anche una fabbrica».

E la faccenda del direttore di banca e dell’e-mail?
«Non so che dire. E’ stato Turco a farmi conoscere il direttore della Carige di Carmignano di Brenta, filiale di cui sono ancora correntista. Mi disse che era un suo amico. E che dovevo aprire un conto da lui per fargli centrare gli obiettivi fissati dalla direzione dell’istituto. Turco acquistò per me 10 mila euro in azioni. Ma poi il denaro glielo restituii. Ecco spiegato l’assegno in mano agli inquirenti. La controprova che dico la verità è che Turco è sparito, il direttore è stato rimosso e io, come detto, sono ancora cliente della Carige».

Come si spiega allora che la procura le ha sequestrato l’auto?
«Non me lo spiego. La Ferrari l’ho comprata con i ricavi della vendita del ristorante alla Torre. Secondo lei una persona che arriva alla soglia dei sessant’anni lavorando una vita, e che vende una proprietà di 2.600 metri quadri con annesso un ristorante avviato da 150 coperti ha bisogno di fare l’usuraio per togliersi uno sfizio e comprarsi una Ferrari che all’epoca pagai 50 mila euro? Temo che abbiano fatto le indagini solo a senso unico».

Cioè?
«Nessuno ha mai controllato i miei conti
bancari. Se lo avessero fatto avrebbero trovato tutte le pezze giustificative. Gli acquisti, i ricavi delle vendite, tutto. Invece mi trovo indagato e sputtanato sui giornali. Ma sono sereno: in tribunale dimostrerò che sono innocente. Mi dispiace solo di essere stato tirato in ballo per nulla».

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