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DELITTO DI NOVENTA VICENTINA
Convalidato l’arresto dell’omicida
Domani l’autopsia sulla vittima

Il giovane di Stanghella è ancora in rianimazione

NOVENTA VICENTINA. «Luca si era rivolto anche a me. Voleva che, in qualità di migliore amica di Luana, la invitassi a tornare assieme a lui. In realtà gliel’avevo detto che ormai aveva preso una decisione, e che io non potevo farci nulla. Gli avevo detto che non doveva sentirsi in colpa, perché lei avrebbe continuato a volergli bene». A 24 ore dal delitto è stata interrogata l’amica.

I carabinieri del reparto operativo di Vicenza stanno cercando di chiarire i contorni dell’orribile delitto che si è consumato nel giorno di Pasqua, quando Luca Bedore, 24 anni, residente a Stanghella in via Arzerini 35, ha ucciso la fidanzata Luana Bussolotto, 27 anni, residente in via Fattorelle 29 a Valnogaredo di Cinto Euganeo. Il giovane, accecato dalla gelosia per la fine della relazione che durava da due anni e mezzo, l’ha ammazzata nel nuovo appartamento che lei aveva preso in affitto, a Noventa Vicentina in via Roma 94. L’ha soffocata con un sacchetto di plastica, poi ha tentato più volte di uccidersi, senza però trovare il coraggio di andare fino in fondo.

La migliore amica.
«Il giorno di Pasqua, quando sono andata nella nuova casa di Luana con Gaetano, ho trovato anche Luca - ha raccontato Chiara Tamiazzo - Ma non ci sono stati problemi, sembrava tranquillo. Certo, la corteggiava, e lei era un po’ a disagio. Lui non aveva capito, anzi non voleva capire». Chiara ha ricordato anche come l’amica le avesse spiegato quel cambiamento, nei giorni precedenti: «Voleva essere più libera, ma non di andare alla ricerca di chissà chi, semplicemente le pesava quel legame diventato ossessivo per la gelosia esagerata di Luca. Quando lei usciva con i suoi colleghi - lo hanno riferito anche tanti altri amici sentiti in caserma - voleva sapere tutto: dove era, con chi, cosa aveva fatto. Era pressante, eccessivo e per non farlo soffrire Luana aveva iniziato a rifiutare più di qualche invito. Poi era evidente, vedendoli, che stavano vivendo in due mondi diversi, sempre più lontani. Il trasloco a Noventa, per lui, rappresentava il simbolo di questa divisione». Con Chiara, i carabinieri hanno sentito anche Ketty Sinigaglia, l’amica con cui Luana doveva vedersi la sera di Pasqua: «Le ho mandato un sms verso le 18.30. Non mi ha risposto. Pensavo avesse cambiato programmi, non immaginavo una tragedia del genere».

La dinamica.
Luca l’ha prima stordita stringendole le mani al collo, poi l’ha uccisa infilandole la testa all’interno di un sacchetto della spazzatura del rifiuto secco, stretto in seguito con uno strofinaccio. Infine ha tentato di uccidersi con un coltello, dando l’allarme solo al mattino successivo prima al 118, poi ai suoi genitori. Loro lo stavano cercando con il cuore in gola perché la notte non era rientrato a casa.

La confessione.
La chiamata al Suem 118 giunge alle 7.45: «C’è anche la mia ragazza che è morta qui vicino a me, mentre io sto perdendo molto sangue», ha detto il ventiquattrenne all’operatore della centrale di pronto intervento. Poi ancora un’ammissione, nel momento in cui il personale medico è arrivato in via Roma 94: «Quando Luana mi ha detto che la nostra storia era finita per sempre ho perso la testa e non ho capito più nulla. Le volevo tanto bene, era tutto per me. Abbiamo litigato, ho alzato la voce e poi è successo qualcosa di strano. Come se fossi guidato da una forza interiore più forte di me. Le ho chiesto se avesse un altro e lei mi ha risposto che non c’era nessuno, ma non le ho creduto. Mi ha detto che voleva prendersi un periodo di riflessione, perché eravamo tanto giovani e voleva chiarirsi le idee, voleva rimanere sola. Mi sembrava una scusa. Allora le ho chiesto di ripensarci, ma lei è stata irremovibile. Dura. Voleva andare fino in fondo. Le ho messo le mani attorno al collo. Poi è sceso il buio. Quando l’ho vista senza vita volevo morire anch’io, ma non ce l’ho fatta. Non ho avuto il coraggio, sarebbe stato meglio».

I messaggi.
Lo scambio di messaggini tra i due ex innamorati che sono stati analizzati dai carabinieri del capitano Ghinelli e del luogotenente Ferrante sono emblematici. Sono innocenti nella loro efficacia. In vista di Pasqua Luca chiama Luana. Sa che sta per prendere casa perché l’hanno vista insieme. Al ragazzo provoca ulteriore disagio. È ancora molto innamorato e teme che all’orizzonte di lei si affacci un vecchio amore. La gelosia è sempre più palese. «Luana, non so se ho capito bene, ci vediamo a Pasqua?», scrive in un sms. «Passa, ci saranno anche Chiara e Gaetano». Lui le risponde dispiaciuto. La sente un po’ fredda. È a questo punto che Luana replica: «Non so se faccio bene a invitarti per Pasqua, perché se continuiamo a vederci e sentirci che distacco è?»

La lettera.
E c’è anche una lettera di quattro facciate scritta da Luca qualche giorno fa. È stata trovata dai carabinieri nella borsetta della povera Luana. «Lo sai che ti voglio tanto bene», le scrive aggiungendo di essere «pronto a cambiare e di non essere più così geloso». Questa mattina quando l’avvocato Pergola nell’ufficio del gip Eloisa Pesenti analizzerà la posizione del suo assistito, non è escluso che preannunci la richiesta di una perizia psichiatrica, magari nella forma dell’incidente probatorio, per valutare la capacità d’intendere e volere dell’omicida domenica sera.

L’indagine.
Luca ora è fuori pericolo. È piantonato all’ospedale. Il pm Marco Peraro ha chiesto al gip Eloisa Pesenti la firma dell’ordine di custodia per omicidio volontario: i detective del nucleo investigativo - che ieri pomeriggio hanno sentito altri 4 amici della coppia - lo hanno arrestato con le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e per aver agito in un luogo chiuso. Il giovane, che è ancora intubato, sarà interrogato appena si riprenderà. Potrebbe accadere anche oggi, alla presenza del suo legale, l’avvocato Michele Pergola di Padova. Davanti al gip infatti è in programma la convalida dell’arresto. L’autopsia su Luana sarà compiuta invece
nei prossimi giorni dal medico legale Andrea Galassi, alla presenza anche di un consulente della famiglia della giovane, assistita dall’avvocato padovano Fabio Pinelli. «I genitori della giovane sono distrutti - spiega il legale - Non c’erano spie che potessero far presagire un simile epilogo».

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