di simonetta zanetti
PADOVA. Il ticket Zaia-Zorzato non si tocca, il numero degli assessori, forse sì. La strategia emersa dalla riunione fiume del coordinamento regionale del Pdl, riunito ieri a Padova per quattro ore cariche di tensione, è così riassumibile: il Pdl non separi in Veneto ciò che Berlusconi - o i suoi colonnelli - ha unito a Roma. La corrente maggioritaria, riconducibile ai parlamentari, nonché a Galan, regge quindi l’urto del dissenso che soffia in tutto il Veneto. Almeno per il momento.
Quello che non reggerà, è l’accordo preelettorale sugli assessori. E il Pdl potrebbe cedere la presidenza del Consiglio per provare a mantenere invariato il numero degli assessori. «Ci siamo presentati alle elezioni con il ticket Zaia-Zorzato e questo resta», commenta asciutto Alberto Giorgetti, pur ammettendo che, effettivamente, l’erosione di voti c’è stata. Davanti ai suoi, il sottosegretario all’Economia ha anche posto sul tavolo il suo incarico di coordinatore regionale. Della serie: se il problema è di fiducia, e volete sostituire i vertici regionali, rivolgetevi a chi di dovere, ovvero Berlusconi.
Stesso percorso è stato invitato a fare chi volesse mettere in discussione il patto elettorale: andare alla fonte romana e provare a far fare marcia indietro a chi l’ha siglato. Diversamente, palla lunga e pedalare. Del resto, che il confronto non sia stato indolore, lo si legge nei finti sorrisi quanto nei “no comment” dei pidiellini che se ne vanno alla spicciolata. Il motivo è presto detto: nel confronto, blindato con un doppio giro di cordone sanitario, è stata messa in discussione la vicepresidenza di Marino Zorzato: da un lato Leonardo Padrin che rivendica il ruolo di vicegovernatore per un consigliere eletto a larga maggioranza, dall’altra - quasi di conseguenza - l’ala Sacconi-Brancher che rivendica maggior peso e chiede che la carica ricada nel Veronese, provincia capace di esprimere i due consiglieri più votati del partito, Massimo Giorgetti e Davide Bendinelli. «Il vicepresidente dovrebbe essere una persona che possa vantare esperienza e consenso - sostiene quest’ultimo - Zorzato ha esperienza, ma non sappiamo se abbia anche consenso. Io sono per il rispetto dei patti, ma non avrei mai accettato di siglare un accordo a tavolino».
Di fatto, l’assemblea ha messo a punto una serie di criteri - rappresentanza territoriale, consenso, esperienza ed appartenenza - dalla cui somma usciranno gli assessori del Pdl. Resta da capire se i criteri siano applicabili anche al vicepresidente, o esclusivamente gli assessori, come sembra volere la maggioranza del coordinamento che riunisce consiglieri regionali e parlamentari.
Parla tuttavia di un passo avanti Leonardo Padrin. «Intanto ci siamo confrontati: bisogna vedere se alle parole seguiranno fatti concreti. Il nostro obiettivo dev’essere recuperare con la rappresentanza il ruolo politico perso con i risultati negativi di queste elezioni, sennò rischiamo di essere un partito di nominati», commenta il consigliere padovano dopo un breve faccia a faccia con Zorzato. «Il ticket era stato concordato in Veneto, Lombardia e Piemonte». sostiene a sua volta Marino Zorzato, il labbro superiore leggermente imperlato di sudore, unico elemento che tradisce un certo nervosismo. «Come coordinamento abbiamo ragionato sulle ricadute del voto e studiato le condizioni per andare all’accordo».
E proprio il patto preelettorale è una delle questioni irrisolte del rapporto Pdl-Lega: «Dato che le elezioni hanno portato la Lega davanti, è probabile che un ritocco sia oggetto di trattativa - conclude Zorzato - è ovvio che noi in via di principio chiediamo la presidenza del Consiglio, ma magari potremmo cederla in cambio di una delega come il federalismo». Basta questo per capire che la parola fine è ancora lungi dall’essere scritta.
02 aprile 2010