Menu

LE ELEZIONI IN VENETO
Luca Zaia incoronato governatore

Plebiscito per il ministro. La Lega scavalca il Pdl. Doppiato Bortolussi

VENEZIA. Dopo lunghi mesi spesi in chiacchiere e promesse, il Veneto ha scelto e l’ha fatto senza margini di ambiguità, catapultando il leghista quarantenne Luca Zaia sulla poltrona di governatore con un 60,2% di consensi che non trova paragoni nelle sfide elettorali dell’Italia del Nord. Una marea “padana” che spazza via il fragile cartello di centrosinistra - col suo testimonial Giuseppe Bortolussi (29,1%) malinconicamente doppiato - e capovolge gli equilibri in seno alla coalizione vincente: l’evocato sorpasso del Carroccio sul Pdl è diventato realtà e il partito del presidente uscente Galan incassa una cocente sconfitta. Dieci punti, addirittura, separano ora i leghisti (35,2%) dai berlusconiani (24,7%): un’ipoteca sul governo della Regione ma anche un preavviso dei “lunghi coltelli” che (aldilà del vistoso scambio di messaggi di pace) incombono sui rapporti tra alleati a Palazzo Balbi.

SPECIALE ELEZIONI Regione | Bovolenta | Campodarsego | Castelbaldo | Due Carrare | Pernumia | Sant’Angelo di Piove | Venezia

Ancora, delusione per Antonio De Poli; il candidato di Udc e Unione Nord Est - chiamato, in verità, a una rincorsa improbabile - confidava in un risultato in doppia cifra ma le urne gli hanno tributato un modesto 6,4%; escluso dal consiglio veneto, il parlamentare tornerà al fianco dell’ondivago Casini.

Tralasciando le liste minori - pressoché ignorate dagli elettori - spicca invece l’exploit dei “grillini”: il loro Movimento 5 stelle, forte di 55 mila voti, ha sfiorato l’ingresso nell’assemblea regionale; sono stati loro a beneficiare dell’antipolitica da talk show mentre l’impennata astensionista (-6% di affluenza ai seggi) ha manifestato una natura trasversale rispetto agli schieramenti.

Verdetto senza equivoci, si diceva. Variegato però nella mappa di città e paesi che compongono la “piccola patria” veneta; con la Lega che sfiora la maggioranza assoluta a Treviso, cannibalizzando ciò che restava dell’esanime Pdl, spopola nella Verona di Tosi e in generale si conferma leader nei piccoli e medi centri della campagna urbanizzata e industriale. Con i berlusconiani che reggono l’onda d’urto a Venezia (beneficiati dalla presenza del ministro-candidato Brunetta) e limitano i danni a Padova. Con il partito democratico che si aggrappa alle roccaforti padovana e lagunare, resiste nella Vicenza di Variati ma vede restringersi al 20,4% il magro bottino di consensi. Con i bellicosi dipietristi dell’Idv (5,3%) che conquistano un seggio in consiglio.

Così, mentre si metabolizzano le percentuali e si profila il quadro degli eletti, lo stato d’animo che trapela dagli stati maggiori dei partiti riflette già l’immediato futuro della politica regionale.

Dove i seguaci di Umberto Bossi, comprensibilmente euforici, guardano a Zaia come all’alfiere di una «liberazione» del Veneto che avrà nella «rivoluzione federalista» la sua pietra angolare; aldilà dei paroloni, ciò dovrebbe tradursi nella riappropriazione di una quota del reddito prodotto in loco con la sensibile riduzione del flusso di risorse destinate a Roma. L’operazione, inedita in Italia, richiede una radicale riforma dello Stato attraverso una devolution né semplice né indolore. Il nuovo governatore Luca Zaia aveva chiesto un forte consenso per tradurla in realtà. E’ stato accontentato, ora è chiamato a dimostrare che non si trattava di uno slogan da comizio.

Ben diverso il clima in casa pidiellina. Costretti ad affrontare il voto senza un autentico leader - con Giancarlo Galan attento al suo futuro ministeriale e incline a punzecchiare i «padani» più che a spendersi nella campagna elettorale - gli uomini e le donne del Pdl ondeggiano tra due tentazioni contrapposte: l’ansia di rivalsa verso la serpe leghista coltivata in seno e la volontà di ricostruire un partito che superi le estenuanti risse tra proconsoli e capitalizzi finalmente un consenso popolare che resta cospicuo.

Nel centrosinistra, infine, si guarda con particolare attenzione allo spoglio delle comunali veneziane: un successo di Orsoni restituirebbe un po’ di fiducia a elettori e militanti mortificati dal trionfo avversario. L’elezione a sindaco di Brunetta, al contrario, acuirebbe la diatriba già serpeggiante in queste settimane. L’ala sinistra della coalizione non ha digerito la candidatura Bortolussi e quest’ultimo, per parte sua, ha sposato la causa della piccola impresa con un’intensità a tratti imbarazzante per una compagine storicamente espressione del lavoro dipendente. Resta la convinzione che il Pd veneto sia ancora una scommessa: i notabili e gli amministratori che lo rappresentano nel territorio - da Massimo Cacciari a Flavio Zanonato - hanno evitato
fin qui la dissoluzione del consenso ma la nascita di un soggetto regionale competitivo, capace di intercettare consensi non minoritari, è ancora allo stato larvale.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro