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Padova, tredicesimo detenuto suicida
L'avvocato: "Denuncerò il carcere"

Giuseppe Sorrentino, 35 anni, era in cella da solo, nella sezione "protetti". Si è impiccato domenica mattina alle sbarre della finestra del bagno, mentre gli altri detenuti erano fuori per l'ora d'aria. Il legale che lo assisteva: "La sua è la cronaca di una morte annunciata"

PADOVA. Si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno della sua cella nella casa circondariale di Padova. Anche l'ultimo atto della sua vita porta un numero, il tredici. Giuseppe Sorrentino è infatti il tredicesimo detenuto suicida dall'inizio dell'anno. "Un bollettino di guerra", dichiara il Sindacato autonomo polizia penitenziaria, fatto di suicidi e tentativi di suicidio ormai quotidiani.

La fine di Sorrentino è la cronaca di "una morte annunciata", racconta Bianca De Concilio, il legale che lo assisteva dal 2001. Trentacinquenne, salernitano, condannato a 25 anni per omicidio volontario e i trascorsi nella criminalità organizzata, dopo alcuni lutti in famiglia, tre anni fa era caduto in una profonda depressione.

"Avevamo fatto numerose istanze di sospensione della pena - racconta l'avvocato - chiesto il ricovero in ospedale, il trasferimento in un carcere più vicino alla famiglia, ma nessuno ci ha ascoltato". "Anzi - ricorda ancora De Concilio - un mese e mezzo fa il direttore sanitario del carcere di Padova in una relazione su Sorrentino scrisse che "il detenuto non e' malato, finge"".

Mentre gli altri detenuti erano fuori dalla sezione per l'ora d'aria, Sorrentino si è impiccato.

"Sono stati proprio i compagni, dal cortile, ad accorgersi di ciò che stava accadendo e a dare l'allarme, ma quando gli agenti sono entrati in cella per soccorrerlo - hanno riferito dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere - Sorrentino era già morto".

"Era stato ricoverato più volte in ospedali psichiatrici giudiziari - spiega l'avvocato Bianca De Concilio - prima a Livorno, poi a Montelupo Fiorentino. Gli psichiatri avevano parlato anche di schizofrenia - aggiunge - ma ciò non aveva impedito che Sorrentino ogni volta tornasse in prigione". Aveva più volte fatto lo sciopero della fame lamentando una scarsa attenzione alle sue problematiche da parte degli operatori penitenziari. L'ultima lunga protesta lo aveva molto debilitato: "L'unica cosa che faceva, nella cella in cui aveva chiesto di stare da solo, era leggere i libri che gli facevamo avere".

"Per la sua grave forma di depressione era nella sezione "protetti" - conclude l'avvocato - dove avrebbe dovuto essere sorvegliato, invece è riuscito a impiccarsi senza che nessuno se ne accorgesse. Per questo presenterò denuncia contro l'istituto di pena".

Ma gli agenti penitenziari, deputati ai controlli, rilanciano ricordando la gravità del sovraffollamento delle carceri italiane e come "solo la professionalità della polizia penitenziaria riesce a sventare ogni giorno tentati suicidi".

"La condizione negli istituti di pena è assolutamente invivibile", rileva Stefano
Anastasia, difensore civico dei detenuti dell'associazione Antigone. "Salvo gli sforzi di alcune amministrazioni, il sovraffollamento è una realtà drammatica - aggiunge - e a due mesi dalla dichiarazione di stato d'emergenza carceri proclamato dal ministro Alfano nulla ancora è stato fatto".

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