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Curtarolo, assalto al Mercatone Uno
Anche i bambini ostaggio dei banditi

Due rapinatori in azione nell'ora di punta, alle 17.30. Una donna si è ritrovata con la pistola puntata alla tempia. Una ventina di persone costrette a stendersi a terra, una cassiere sviene per la paura. Bottino non meno di tremila euro

CURTAROLO. Alta Padovana assediata dai rapinatori. Ieri pomeriggio una coppia di banditi ha preso d’assalto il Mercatone Uno di Curtarolo, lungo la Sr 47 Valsugana. Un blitz di 5 minuti, una donna presa in ostaggio, la pistola puntata alla tempia, venti persone - comprese donne e bambini - costrette a pancia a terra. Attimi di terrore. Una cassiera è svenuta per l’angoscia e la paura. Il bottino è in via di quantificazione, ma pare non sia inferiore ai 3 mila euro.

L’assalto.
Il centro commerciale è aperto, una domenica fredda, la gente ne approfitta per fare compere. Sono le 17.30, è l’ora di punta. All’interno, 200 persone. Molte famiglie. Un uomo entra di corsa, ha una pistola in mano. Adrian lo vede entrare, è all’ingresso, dietro un tavolo: si occupa di servire alcuni stuzzichini ai clienti, allieta la visita ai bimbi gonfiando dei palloncini di color giallo, col marchio della ditta. Rimane in piedi, vede tutto. E racconta: «Il rapinatore è entrato da solo, improvvisamente, aveva un passamontagna a coprirgli interamente il volto, si vedevano solo gli occhi. Ha iniziato ad urlare “a terra, a terra”». L’accento era chiaramente nostrano. «In quel momento, alle casse - spiega Adrian - c’erano una ventina di persone, quasi metà erano bambini. Si sono messi tutti a pancia a terra. Io sono rimasto in piedi, ho guardato che accadeva».

L’ostaggio.
Il rapinatore si dirige verso la cassa numero 5, in quel momento tre sono attive. Alle 5 c’è un uomo, due commesse alle altre due. «Si è avvicinato alla cassa prendendo in ostaggio la cliente che in quel momento stava pagando. L’ha afferrata alle spalle, le ha puntato la pistola alla testa. Ed ha cominciato ad intimare al cassiere “dammi i soldi, dammi i soldi”». Sotto tiro, il dipendente esegue, estrae le banconote. Ma il rapinatore non è contento, si rivolge all’altra cassiera, alla 3: «Dammi anche tu i soldi, tirali fuori». I clienti. La scena assume contorni surreali: una ventina di persone, sotto tiro; nel frattempo, gli ingressi continuano, la gente entra, guarda, quasi non si rende conto di che sta accadendo, tira dritto, imbocca il percorso con l’esposizione di mobili. Chi invece si stava dirigendo alle casse comprende la mal parata e si dà alla fuga, imboccando l’uscita di sicurezza. «Una sessantina scappano così» spiega Adrian.

Il malore.
Tutto dura cinque minuti. E’ il panico. Una cassiera si sente male, sviene, viene sorretta dalla collega che stava svuotando la sua cassa. Può bastare: il rapinatore decide di andarsene, ha raccolto quello che voleva; fuori, ad aspettarlo, c’è un complice, a bordo di una Panda di color scuro; qualcuno, all’esterno, recupera la targa del mezzo, ma è probabile si tratti di un’auto rubata.

Identikit.
«Era alto un metro e 80 centimetri - continua Adrian - aveva un cappotto da pioggia nero, vestito di scuro, sulla quarantina». Sul posto intervengono i carabinieri dell’aliquota operativa con in testa il luogotenente Antonello Pitzalis, alcuni testimoni vengono accompagnati in caserma a Cittadella per la deposizione. Il bottino è ancora in via di quantificazione. Nel sacco dei rapinatori dovrebbero esserci non meno di 3.000 euro. La struttura non si avvale di un servizio di vigilantes.

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