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Padova, imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide

Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo'

VO’. Tragedia della disperazione l’altra sera in un mini appartamento all’ultimo piano del caseggiato a fianco della sede municipale di Vo’. Quello al civico 47 il cui ingresso si affaccia sulla centralissima piazza della Liberazione. Un artigiano di 45 anni, Paolo Trivellin, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina, strangolato dai debiti, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi a una delle travature in legno che sorregge il tetto del fabbricato. Il corpo senza vita dell’imprenditore è stato trovato nel tardo pomeriggio di domenica dalla ex convivente, P.V. di 26 anni, originaria di Este.

La morte risalirebbe però a 6-8 ore prima. A indurre l’uomo al tragico gesto sarebbero stati alcuni affari andati male della ditta (una ventina di dipendenti) che gestiva assieme a un cugino in via Delle Arti, nel comune vicentina a cavallo tra gli Euganei e i Berici. In particolare, un sub-appalto con una ditta tedesca per alcuni lavori edili all’interno della caserma Ederle di Vicenza. Lavori svolti secondo il committente, che a giugno del 2009 aveva bloccato i pagamenti alla Tri-intonaci, non a regola d’arte. Per l’impresa di Noventa Vicentina, invece, quella delle opere eseguite male sarebbe stata una giustificazione per non saldare le fatture. Tanto che alcuni giorni fa i dipendenti della ditta di Trivellin, che sono senza stipendio da giugno dello scorso anno, avevano inscenato una protesta proprio davanti ai cancelli della Ederle.

L’imprenditore si era separato dalla moglie, con la quale aveva avuto due figli che ora sono maggiorenni, una decina di anni fa. A Vo’ l’uomo era domiciliato in piazza Liberazione mentre la residenza l’aveva mantenuta nel comune berico, in via Spinosa, 22. Nel centro collinare aveva tentato di ricostruirsi una vita sentimentale. Con la nuova compagna aveva gestito prima un bar a Noventa Vicentina e da poco aveva trasferito l’attività a Padova. Proprio negli ultimi tempi anche questa relazione si era incrinata tanto che i due avevano deciso di non vivere più nella stessa casa. Domenica pomeriggio P.V. si era recata nell’appartamento dell’ex compagno per concordare i turni del bar per la settimana entrante.

Non avendo risposta al citofono la donna ha deciso di entrare, è salita fino all’ultimo piano e, una volta entrata nell’appartamento, ha trovato l’ex compagno senza vita nell’antibagno mansardato. Prima di farla finita Paolo Trivellin ha trovato la forza di lasciare quattro messaggi. Due indirizzati ai figli, uno all’ex convivente in cui dice di volerle ancora bene e uno al cugino, socio della Tri-intonaci. In quest’ultimo l’artigiano si assume tutte le responsabilità delle scelte che hanno portato la ditta ad una situazione economica drammatica. Dopo essersi scusato con il parente lo invita a chiudere in fretta l’attività.

Per una strana coincidenza l’appartamento dove domenica si è tolto la vita il quarantacinquenne vicentino, una trentina d’anni fa è stato teatro di un altro dramma simile. Quello del suicidio dell’operatore
della macchina da proiezione del cinema Lux di Vo’. Un fatto che in paese molti ricordano ancora molto bene. Il suicidio di Trivellin è l’ennesimo dramma di una crisi economica che sta coinvolgendo numerose piccole attività, anche in aree che apparentemente sembrano non essere toccate dal problema.

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