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Eredità Conte, parla la badante

Marina Ignat, 58 anni, moldava, è rimasta fino all’ultimo con il pellicciaio milionario Mario Conte, la cui eredità è contesa e sulla quale è stata avviata un’inchiesta

L’ha assistito giorno e notte negli ultimi quattro anni di vita. L’ha lavato, l’ha aiutato a mangiare e a vestirsi. Insomma, gli ha garantito un’assistenza domestica totale nel momento in cui le forze lo stavano abbandonando. Marina Ignat, 58 anni, moldava nata a Cantemir, è rimasta con Mario Conte fino all’ultimo dei suoi giorni. Il pellicciaio milionario le aveva ricavato una stanza al secondo piano del palazzo in riviera dei Mugnai 24, spazio che il commerciante utilizzava come magazzino per le merci. Ma ogni giorno Marina saliva nell’attico e trascorreva più di mezza giornata accanto all’anziano, nel suo appartamento di 320 metri quadrati.

LA STORIA
. «Ho cominciato a lavorare per Mario Conte il 16 dicembre 2002 - racconta Marina - io sono arrivata a Padova grazie a mia sorella, che lavorava già come badante. Inizialmente il mio turno di lavoro era dalle 9 alle 17, poi ho iniziato a fare anche le notti. La situazione è cambiata radicalmente dopo una brutta caduta in bagno del signor Conte. “Marina non prendere paura”, continuava a ripetermi. C’era sangue ovunque». Inizialmente Marina faceva la spola ogni giorno da Battaglia Terme, dove viveva, a Padova. Poi è stato lo stesso Conte a chiederle di trasferirsi, concedendole di usare quello che lui in passato aveva utilizzato come magazzino: il secondo piano del palazzo in riviera dei Mugnai. «Nell’estate del 2005 è andato in ferie ad Asiago come di consueto, ma era molto magro e si vedeva che stava deperendo. Quando è stato ricoverato in ospedale, io mi gestivo i turni con una infermiera».

IL RAPPORTO. «Mi diceva: “Sei buona, brava e diplomatica”. E poi ancora: “Per tutti sono il signor Conte, per te sono il signor Mario”. Gli davo da mangiare come si fa con un bambino. Lo aiutavo a bere il caffelatte la mattina e il brodo a pranzo. L’ultimo anno è arrivata Emy, filippina, proprio per aiutarmi. Luciano Cadore andava a fare la spesa, mentre Velia preparava da mangiare. A me rimanevano tutte le altre mansioni, anche quelle che riguardano la sfera più intima: lavarlo, pulirlo, aiutarlo in bagno. Ogni tanto mi ripeteva: “Marina anche tu fai parte della mia famiglia”. Quando lo dissi a Luciano, mi rispose: “È normale, fa così con tutti”. Sempre Luciano un giorno venne da me chiedendomi i dati anagrafici. Disse: “Mario vuole lasciare qualcosa anche a te”. A marzo 2006, quando è morto mio marito, il signor Conte mi ha dato i soldi per il funerale. Mi dava denaro anche per viaggiare in taxi. Gli altri che lavoravano in casa erano gelosi di me, soprattutto Gabriella (Checchetto, ndr)». E Cadore? Che rapporto aveva con Mario Conte? «Il signor Conte lo considerava un chiacchierone. Quando venivano a trovarlo persone importanti gli diceva sempre di uscire, di andare via».

LA MORTE
. «Il signor Conte è morto lunedì 13 ottobre. Domenica 5 ottobre ero a casa sua per il turno di notte. Ma lui non voleva andare a letto. Voleva rimanere sul divano, davanti alla televisione. Ho provato a convincerlo in tutti i modi, ma non c’è stato verso. Così l’ho aiutato a coricarsi lì, mentre io mi sono stesa sul pavimento. Gli ho tenuto la mano tutta la notte, per paura che si sentisse male, che morisse. Volevo controllare costantemente la sua temperatura corporea. Al mattino quando ci siamo svegliati ci siamo messi a scherzare, dicendo che quella era stata la nostra notte romantica. Poi ha aggiunto: “Vedrai che un giorno ti cambierò la vita”».

SFRATTATA
. In effetti la vita di Marina è cambiata radicalmente dal momento in cui è morto il suo datore di lavoro. «Castellini (il commercialista, ndr) mi ha detto che me ne dovevo andare al più presto dal secondo piano del palazzo di riviera dei Mugnai. Hanno aspettato circa dieci giorni, poi Luciano mi ha dato l’ultimatum, obbligandomi ad abbandonare lo spazio. Il giorno dopo ha cambiato tutte le serrature. Non ha voluto nemmeno fare la veglia funebre e io non capivo
il motivo di tutta questa fretta. Poi mi sono resa conto di quello che stava accadendo. Io non voglio soldi. Fortunatamente ora ho un altro lavoro. Voglio solo che si sappia che Mario Conte, mentre era in vita, ha ripetuto più volte di voler sostenere enti e associazioni che aiutano chi soffre».

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