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Si schianta sul guardrail e muore

L’orribile fine di un motociclista a Carceri: il suo corpo è stato mutilato

CARCERI. La nuova strada regionale 10 si bagna ancora di sangue. A due giorni dalla morte della diciannovenne Desirèe Pastorello, un’altra vita si è spezzata lungo la stessa strada. A distanza di soli pochi chilometri. A perdere la vita, questa volta, è stato Gianni Longhin, trentottenne di San Pietro Viminario.

L’uomo è morto in sella alla propria motocicletta, mentre stava tornando verso casa dopo una giornata passata in compagnia di un amico e della propria dueruote. L’ennesimo incidente lungo la Sr 10 è avvenuto a Carceri. E’ lì che la variante della Sr 10 nasce. Erano le 15.30 quando Longhin ha imboccato il lungo rettilineo che si apre in via Carceri. Fatta la rotatoria d’ingresso, l’uomo ha quindi dato gas alla propria moto. Il trentottenne viaggiava su una Honda 600, comprata da poco meno di un anno. Con lui c’era anche un amico, in sella ad un’altra moto. La coppia, probabilmente, aveva approfittato della giornata di sole per dare fiato ai propri mezzi e godersi un viaggio all’aria aperta dopo settimane di maltempo.

Quando è accaduto il tragico episodio, Longhin era alle spalle dell’amico. A circa duecento metri di distanza dal rondò di via Carceri, il centauro ha letteralmente perso il controllo della dueruote. La moto è quindi andata a sbattere contro il guardrail che costeggia la carreggiata. Il motociclista è rimasto agganciato alla struttura in ferro e così è stato sbalzato dalla sella del proprio mezzo. Allo spuntone metallico del guardrail è rimasta agganciata una gamba dell’uomo. Il suo corpo, ormai lontano dalla moto, ha continuato a «volare» lungo il guardrail, rimediando terribili colpi e cadendo a terra privo di vita, qualche metro dopo. Il casco che indossava è andato quasi interamente distrutto, segno che i colpi subiti al capo sono stati devastanti. L’Honda ha continuato invece la propria corsa, superando addirittura il compagno che era davanti, fermandosi a quasi duecento metri di distanza. Vista la dueruote passargli a fianco, il secondo centauro si è immediatamente fermato, capendo che l’amico era stato vittima di un incidente. Per Longhin, ovviamente, non c’era più nulla da fare. Sul posto sono arrivati in pochi minuti i sanitari del 118 atestino e i carabinieri della Compagnia di Este.

I militari hanno raccolto la testimonianza dell’amico centauro, che ha raccontato gli ultimi attimi di una giornata che doveva essere spensierata e si è invece trasformata in tragedia. Il traffico lungo la nuova Sr10 è rimasto paralizzato fino alle 19, ora in cui la salma di Longhin è stata trasportata nella camera mortuaria dell’ospedale di Este e l’Honda 600 è stata rimossa dalla carreggiata. Resta da capire la causa dell’incidente: può essere stato un malore, o la scivolosità dell’asfalto, visto che fino a qualche ora prima le piogge erano state abbondanti.

Gianni Longhin viveva a San Pietro Viminario in via Volta 5. Il trentottenne non era sposato e viveva con i genitori Pietro e Giuseppina. Lascia anche la sorelle Lucia e Francesca.
La notizia è arrivata in paese in prima serata, e ha lasciato amici e vicini di casa increduli. Il cordoglio è stato forte, anche perché la famiglia Longhin è molto nota a San Pietro Viminario. L’uomo lavorava come operaio, ma da tempo era in cassa integrazione. La moto era la sua passione.

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