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Grantorto, sbatte con l'auto in manovra e poi muore tra le braccia degli amici

L'altalena contro cui ha sbattuto Cenzon

Andrea Cenzon aveva 25 anni. Operaio fresatore, è deceduto all’alba dopo una notte di festa sull'altopiano di Asiago. Finito sulla neve contro un'altalena era sotto choc e gli amici lo hanno portato a casa di uno di loro. Arrivato, è stramazzato a terra

GRANTORTO. Una notte di feste, una lunga notte, quelle notti che non finiscono mai. Ore 6.30 di ieri, è l’alba; alle spalle, ore di divertimento, di compagnia, ore a spasso, sulle strade ghiacciate, in mezzo alla neve, in un’atmosfera suggestiva e nordica. La compagnia di amici decide di andarsene a letto quando sono passate da un pezzo le 6. Sono in cinque, uno di loro è Andrea Cenzon. Ha 25 anni, vive in via Dante Alighieri. Sabato pomeriggio era uscito di casa con la sua Fiat Bravo. Il r ...

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GRANTORTO. Una notte di feste, una lunga notte, quelle notti che non finiscono mai. Ore 6.30 di ieri, è l’alba; alle spalle, ore di divertimento, di compagnia, ore a spasso, sulle strade ghiacciate, in mezzo alla neve, in un’atmosfera suggestiva e nordica. La compagnia di amici decide di andarsene a letto quando sono passate da un pezzo le 6. Sono in cinque, uno di loro è Andrea Cenzon. Ha 25 anni, vive in via Dante Alighieri. Sabato pomeriggio era uscito di casa con la sua Fiat Bravo. Il ritrovo era stato fissato nell’ex parcheggio dell’Alì, in paese.

Al ritorno, la macchina è “gelata”, ci vuole del tempo per scaldarla, bisogna togliere il ghiaccio dai vetri. Andrea accende, aspetta che il motore si scaldi, l’operazione non è velocissima. Appena il calore apre uno spiraglio, si muove. Aveva bevuto? Cominciava a sentirsi male? Una distrazione dovuta alla stanchezza? Tutto da chiarire, l’autopsia oggi dovrebbe gettare un po’ di luce sulla vicenda. Nessuno sa cosa accade dentro la macchina, gli amici guardano, da fuori. E vedono Andrea che fila dritto, non imbocca l’uscita del parcheggio, e va ad impattare, appena trenta metri più in là, contro l’altalena dell’area giochi. Lo schianto non è violento, ma frontale.

Gli amici corrono da lui: Andrea è cosciente, parla, ma è confuso, sotto choc. Prendono paura, lo caricano sull’altra macchina e vanno in via Carlo Alberto, si dirigono verso la casa di Franco Frison. Attimi di angoscia. Andrea sta male, inizia a rantolare, il respiro si fa affannoso. Nel tragitto - a velocità rallentata, con la neve sull’asfalto, una lastra ghiacciata - i soccorritori capiscono che la situazione è grave.

Lanciano l’allarme, chiamano il 118. Arrivano a casa di Franco, fanno scendere Andrea, uno degli amici lo abbraccia, lui cade a terra e muore.

Alle 6.45 arrivano i sanitari del pronto soccorso, non possono fare altro che constatare il decesso. Alle 6.50, il Radiomobile di Cittadella è sul posto, per i primi rilievi. Poco dopo le 7.30 intervengono i carabinieri di Gazzo, con il maresciallo Umberto Raimondo, e iniziano a ricostruire un quadro che presenta più di un lato oscuro.