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Il concerto dei Nomadi dedicato ad Ale

Tutta la tristezza e i ricordi di Livio Bellato, il nonno paterno «Monica schiacciata dalla troppa protezione verso i suoi figli»

CURTAROLO. Mamma Monica amava i suoi cuccioli, li teneva stretti, li proteggeva. «Amore, troppo amore, aveva quasi paura che Alessandro crescesse, che uscisse dalla sua ala protettiva: temeva il mondo che sta attorno, temeva per lui». Il nonno paterno, Livio Bellato, vive in via San Lorenzo, a Busiago di Campo San Martino. E’ il padre di Gianni, il marito di Monica: manca il nulla-osta alla sepoltura, i funerali saranno con ogni probabilità sabato pomeriggio: «Gianni e la piccola sono qui da noi da sabato sera, siamo tutti attorno a lui, gli facciamo coraggio. Deve ancora rivedere Monica».

Gli intrecci prima del dramma, gli ultimi sguardi di serenità: «Avevo visto Monica venerdì sera, si era rotta la serratura del portoncino ed ero andato a casa loro per sistemarla, Alessandro voleva aiutarmi con il cacciavite. La mamma è arrivata, ha preso il pallone e ha iniziato a giocare con lui, era tranquilla. Ma un conto è vederla 10-15 minuti, un conto è viverci insieme. Gianni si era accorto che non stava bene».
Non stava bene: che significa? Livio prova a spiegarlo: «In un certo senso travisava le persone, temeva potessero farle del male. Si era chiusa, teneva distanti gli altri. Certo, a tutti sembrava solare, ma qualcosa in lei era cambiato». Sabato, l’orrore: «Gianni vedrebbe volentieri sua moglie. Sabato sera il pensiero era per il bambino, con suo fratello gli abbiamo fatto capire che adesso c’è Monica. Non è arrabbiato, non porta odio. Vive tutta l’angoscia e il dolore di una ferita profonda».

Una coppia perfetta, innamorata. Poi qualcosa accade: «E’ come se il bene che provava verso Alessandro avesse un lato oscuro; lei lo amava, e allo stesso tempo temeva per lui, più lo amava più temeva il mondo». «Mio figlio Gianni - continua Livio - mi ha detto che Monica diceva sempre che avrebbe voluto che Alessandro rimanesse sempre piccolo, lei avrebbe potuto difenderlo così».
Il signor Bellato è un nonno al quale manca terribilmente il nipotino: «Ho 65 anni, sono sempre stato in mezzo al calcio, ho allenato i ragazzi a Busiago. In una stanza tengo ancora le scarpe con cui facevo allenamento. Un mese fa, vedendole, mi sono detto, le butto via. Poi ho pensato ad Alessandro, mi sarebbe piaciuto andare con lui nel campetto di Busiago a giocare a pallone: un nonno e un bambino che giocano insieme, è un pensiero che mi faceva stare bene.

Anche Gianni ha sempre giocato a calcio, e pure suo fratello Claudio. Spero che in cielo ci siano tanti prati verdi su cui giocare». Al suo fianco c’è la nipotina neonata: «E’ meravigliosa, mangia, dorme, è tranquilla, assomiglia al fratello».
Alessandro e il pallone, Alessandro e la musica: «I miei figli sono fans dei Nomadi, Alessandro era il più piccolo fan del gruppo. Domenica a Montebelluna, una ragazza di Santa Giustina è andata a vederli, ha riferito alla band la notizia, loro hanno dedicato la serata al mio nipotino».

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