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LA TRAGEDIA DI CURTAROLO
Alessandro ha tentato di difendersi

Terribile verità: la mamma l’ha massacrato con novanta coltellate

Lo ha aggredito di spalle: forse il piccolo Alessandro, 2 anni e 10 mesi di gaiezza e vivacità, ne aveva combinata un’altra delle sue. Forse l’ennesima marachella destinata a far scoppiare di rabbia mamma Monica. Una rabbia improvvisa, incontenibile, al di là dell’immaginabile. Al punto da spingerla verso la credenza, aprire il cassetto delle posate, afferrare un coltello da cucina con la lama lunga 15 centimetri e infierire sul corpicino della creatura che aveva voluto e amava tanto. Un paio di coltellate alla schiena.

Probabilmente Alessandro ha urlato forte dal dolore e lui, che non stava mai fermo, ha bloccato per un istante la sua corsa. La mamma lo ha agguantato: ormai il suo bimbo era in trappola. Nessuno scampo per Alessandro. Così Monica ha sferrato l’ennesima valanga di colpi. «Ale» ha cercato di difendersi disperato, anche se piccolo e bisognoso di protezione. Ha alzato le manine tentando di acchiappare la lama di quel coltello-assassino, ferendosi tra il pollice e l’indice destro. E si è coperto il faccino e la gola con le braccine. La mamma ha continuato a colpire. Colpire. E colpire. Senza fermarsi un attimo. Senza sosta. Senza alcun freno inibitorio.

Trenta coltellate tra la schiena e l’addome. Una cinquantina nell’area precardiale, quella del cuore. E altre ancora nella mano destra del suo bimbetto. È stato un massacro: almeno una novantina di fendenti hanno trafitto il corpicino di Alessandro, spaccandogli il cuore. Un corpicino che vestiva ancora la tuta da ginnastica indossata sempre prima di andare a nanna.
Ecco che cosa è accaduto fra le 19 e le 19,39 di sabato nella villetta di Pieve di Curtarolo in via San Martino 10.

Più che un film dell’orrore, solo una tragedia greca potrebbe raccontare il dramma che ha per protagonisti la trentacinquenne Monica Cabrele e il figlioletto Alessandro Bellato. Senza dimenticare Gianni Bellato, marito di Monica e padre di «Ale», assente da casa poco più di mezz’ora per andare a comprare le pizze da mangiare insieme alla sua famiglia. Una mezz’ora che gli ha azzerato in un lampo la quotidianità, sconvolgendo per sempre l’esistenza sua e della figlioletta ultima nata, tre mesi appena. Una figlioletta che forse si è salvata perché dormiva nella camera da letto al primo piano.

Domenica pomeriggio, a nemmeno ventiquattr’ore da quell’inferno di sangue, appena sveglia dopo il riposo forzato in seguito alla sedazione, Monica Cabrele è stata per tre ore faccia a faccia con il pm Orietta Canova nel reparto di psichiatria dell’Azienda ospedaliera dove è piantonata e tenuta sotto stretta sorveglianza. Lucida, ha ricostruito quei trentanove minuti da incubo con momenti che alternavano disperazione, pianto, commozione e maggior compostezza.

«Eravamo una famiglia felice» ha ricordato. Nessun black out nella sua memoria. La descrizione dell’accaduto è stata completa, minuziosa e dettagliata. Eppure non una spiegazione. Non una motivazione per quel gesto innaturale di una mamma che sopprime la propria creatura. Come se tra le 19 e le 19.39 di sabato il piccolo «Ale», magari per l’ennesima marachella, avesse provocato in lei un raptus e la totale perdita di controllo delle proprie capacità inibitorie, delle capacità di volere e di autodeterminarsi. Quando Gianni Bellato era rincasato, Monica - che da qualche giorno si sentiva strana, ha ammesso - era seduta sul pavimento del salotto nell’angolo-cucina, il piccolo Alessandro ormai martoriato steso tra le sue gambe divaricate e stretto fra le braccia. «Piccolo mio... piccolo mio» singhiozzava, accarezzandolo. È rimasta aggrappata alla sua creaturina, nonostante carabinieri, medici del Suem e lo stesso pm Canova, titolare dell’inchiesta, cercassero di convincerla a staccarsi. Solo due ore più tardi ha lasciato «Ale».

Ieri il pm Canova ha chiesto la convalida del fermo per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela, allegando al provvedimento il video dell’interrogatorio. Convalida che il gip Nicoletta De Nardus ha fissato per domani. Intanto stamane il pm affiderà al professor Massimo Montisci, dell’Università di Padova, l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpicino di Alessandro.

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