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Aveva appena chiesto il part-time

Monica Cabrele era operatore socio-sanitario all’Oic di Carmignano

CARMIGNANO DI BRENTA. Monica Cabrele lavorava alla casa di riposo Opera Immacolata Concezione di Carmignano di Brenta da quasi 5 anni. Aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato come operatore socio-sanitario per l’assistenza degli anziani ospiti. Ma i colleghi non la vedevano ormai da oltre un anno. «Era in maternità - racconta Luigi Burattin, direttore sanitario dell’Oic - aveva deciso di rimanere a casa nel momento in cui ha saputo di essere incinta della figlioletta. Ultimamente ci aveva anche inviato la richiesta per trasformare il posto di lavoro da tempo pieno a part-time».

La notizia, all’interno della struttura assistenziale di via Spessa a Carmignano, ha sconvolto tutti. Certo, non vedevano Monica da molto tempo. Ma in fin dei conti era sempre una loro collega di lavoro. «È un momento difficilissimo - conferma la direttrice Paola Merlin - per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Non ci aspettavamo una simile tragedia. Siamo rimasti attoniti e senza parole».

Anche i colleghi di lavoro sono ritenuti fondamentali dagli investigatori per riuscire a ricostruire la vicenda. Per questo ieri pomeriggio due carabinieri della stazione di Carmignano di Brenta si sono presentati all’Oic con un mandato firmato dal sostituto procuratore Orietta Canova, che li autorizza ad interrogare tutti i colleghi che in qualche modo avevano avuto a che fare con Monica. I militari si sono presentati alla reception della casa di riposo e hanno acquisito alcuni nominativi. Le persone in questione verranno contattate nei prossimi giorni in caserma. A loro verrà chiesto di descrivere il comportamento della donna sul posto di lavoro. In modo da tracciare il suo profilo psicologico, nel tentativo di capire se era possibile prevedere una simile esplosione di violenza.

«In realtà, pur essendo stata assunta cinque anni fa, è rimasta per lungo tempo a casa - aggiunge Burattin - tre anni fa è nato il primo figlio e ovviamente si è presa un lungo periodo in maternità. Poi è rientrata a lavoro, ma dopo poco è rimasta incinta nuovamente. Proprio perché comprendevamo il suo grande impegno in famiglia, avevamo deciso di concedere il part-time, in modo da agevolarla nella gestione della sua vita privata. Credo che qui dentro nessuno immaginasse un simile disastro». Già da questa mattina inizieranno ad essere convocati nella caserma dei carabinieri i primi colleghi di lavoro per gli interrogatori.

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