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Droga a fiumi, 74 in cella

L’organizzazione criminale agiva nel Nord Italia Albanesi i capi, lo spaccio al dettaglio affidato ai magrebini

PADOVA. Cinquantaquattro ordinanze di custodia cautelare (trentanove finora eseguite); più venti arresti in flagranza di reato; tre chili fra cocaina, eroina, hashish, metadone, 250 pastiglie di Viagra e Cialis, due automobili, cinque proiettili calibro 7,62 e 25 telefoni cellulari sequestrati. Si è conclusa ieri mattina all’alba un’imponente operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Padova comandata dal colonnello Ivano Maccani che ha sgominato un’organizzazione dedita allo smercio di stupefacenti in tutto il Nordest. Una banda con al vertice una «cupola» di albanesi (tutti integrati, residenti in provincia e invisibili) e alla base un esercito di magrebini pronti a spacciare. Ma la novità è che fra i venditori di morte al dettaglio e i narcotrafficanti c’erano molti italiani: giovani e insospettabili. Che si prestavano a fare i corrieri con le proprie auto (da e per Milano) per poter guadagnare qualche soldo in tempo di crisi, ma anche per poter disporre di dosi gratis. Ogni viaggio fruttava 1.500 euro. I corrieri portavano a Padova anche dieci chili fra cocaina e eroina al mese.

AFFARI D’ORO
. A fare affari d’oro era una famiglia albanese. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria del maggiore Antonio Manfredi ci hanno messo poco più di un anno a chiudere l’inchiesta. Ieri la resa dei conti. «I vertici della banda erano albanesi - ha spiegato il colonnello Maccani - ma c’erano anche italiani e nordafricani. Si tratta di un’organizzazione ben radicata a Nord Est. A Padova abbiamo trovato anche una raffineria di eroina (ad Albignasego, alcuni mesi fa, ndr) e un deposito (in via Buonarroti). Gli albanesi si procuravano lo stupefacente facendolo arrivare dalla Francia, dall’Olanda e dalla Spagna. Il business era enorme: decine e decine di milioni di euro all’anno. Noi in questi mesi siamo riusciti a dare un duro colpo a questa organizzazione ramificata. In totale abbiamo arrestato ben 74 persone». Di questi 74, 32 sono tunisini, 15 albanesi, 15 italiani, 8 marocchini, un rumeno, un kosovaro, un equadoregno e un algerino.

BLITZ ALL’ALBA
. Il blitz ha impegnato quasi cento uomini della Finanza che ieri mattina sono stati affiancati anche da alcuni poliziotti della squadra Mobile e dai carabinieri della Compagnia. I militari delle Fiamme Gialle (con in testa il gruppo cinofilo e gli elicotteristi di Venezia) hanno fatto scattare le manette ai polsi a decine di persone fra città e provincia: arresti sono stati compiuti in via Ardigò, via De Cristoforis, in zona Facciolati, ma anche a Carmignano di Brenta, Curtarolo e Grantorto.

LE VIE DELLO SPACCIO
. Le indagini, grazie anche alle intercettazioni, hanno permesso agli investigatori (coordinati dal pm Paola De Franceschi) di disegnare la mappa dello spaccio. In pratica gli albanesi controllavano tutta la città: le piazze, la stazione, Voltabarozzo, Ponte di Brenta e Noventa Padovana, Forcellini. I loro «soldati» coprivano il territorio interagendo con i tossicodipendenti di tutto il Veneto. Al telefono consumatori e fornitori parlavano in gergo. DROGA KILLER. Ieri alla conferenza stampa hanno partecipato anche il questore Luigi Savina, il comandante dell’Arma Vincenzo Procacci, il prefetto Ennio Mario Sodano, il procuratore capo Mario Milanese e il responsabile del Sert Maurizio Vendramin. Tutti concordi nel dire che la droga è il problema numero uno a Padova. Un problema che tutti stanno combattendo. Polizia e carabinieri - di contorno all’operazione della Finanza - hanno effettuato controlli arresti e denunce (20 arresti e 60 denunce per spaccio e reati contro il patrimonio l’Arma e tre arresti e 23 denunce la polizia).

TASK FORCE. «Padova è il crocevia del traffico di stupefacenti - ha osservato il colonnello dell’Arma Vincenzo Procacci - ma l’attività repressiva come dimostra questa operazione è attiva 24 ore su 24». «Per fare prevenzione serve l’aiuto di tutte le istituzioni - ha spiegato il questore
Luigi Savina - Noi la nostra parte la stiamo facendo». «Il mercato della droga è fortemente condizionato dall’offerta - chiude il direttore del Sert Maurizio Vendramin - occorre fare rete con le parrocchie e le famiglie. Devo dire che a Padova questo si fa. E queste operazioni sono benvenute».

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