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L'ADDIO A PADRE HEKIC

"Sarà lui il prossimo santo"

Monsignor Antonio Mattiazzo: "Noi beatifichiamo gli altri"

SACCOLONGO. «Padre Leopoldo Mandic è venuto dalla Croazia ed è diventato santo, ora c’è Padre Daniele e viene dalla Croazia pure lui. Convertire i padovani è difficile, ma noi facciamo santi gli altri». Monsignor Antonio Mattiazzo ha aperto con queste parole la sua lunga e intensa omelia di oltre mezz’ora. Le migliaia di fedeli presenti (si stima oltre 5.000) hanno applaudito il vescovo: molti di loro vogliono che frate Daniele Hekic diventi santo subito e questa affermazione va in tal senso. L’enorme piazzale e la strada che porta alla chiesa sono stati presi d’assalto dai fedeli che hanno voluto ieri pomeriggio dare il loro saluto al «Frate dei miracoli».

«Padre Daniele aveva un grande desiderio - ha svelato il vescovo Mattiazzo - quello di donarsi agli altri andando in Tibet come missionario, laggiù c’era un lebbrosario gestito dai Francescani. Per una serie di motivi non c’è riuscito, poi la struttura è stata chiusa. Voleva quindi trasferirsi in un lebbrosario in Guinea Bissau, ma anche di questa volontà non se ne fece nulla. Per lui il Signore aveva deciso un altro genere di “missione”.

A questo punto è giusto svelare il contenuto di una lettera che Padre Daniele aveva scritto quando era chierico e non ancora sacerdote. “O Signore ti chiedo di portare la croce, di provare sofferenza per testimoniare il mio amore verso di Te”. Vi rendete conto fratelli di cosa ha chiesto Padre Daniele? Una richiesta scritta che il Signore accolse. La sclerosi multipla lo colpì quasi subito e fu la sua fedele compagna per cinquant’anni. Mi direte che quella malattia colpisce tante persone. E’ vero, ma lui l’ha chiesta. Gli altri no. Chiese di partecipare alla sofferenza di Gesù».

Monsignor Mattiazzo ha poi ricordato che quando qualcuno diceva a Frate Hekic che avrebbe pregato per la sua salute, la risposta era sempre la stessa. «No, non farlo, prega invece perché io possa compiere il mistero di Dio». Ce n’è abbastanza per commuovere i fedeli presenti, per far piangere chi l’ha conosciuto, stimato, pregato. Per far provare una gioia immensa a chi gli riconosce guarigioni, aiuti spirituali e fisici. Miracoli. Piccoli o grandi. Miracoli che anche Mattiazzo più o meno velatamente ammette. «Ha fatto tanto bene per tutti noi, ha aiutato coppie sterili ad avere figli, ha risolto situazioni famigliari a dir poco delicate. Ha portato la Croce anche per noi. Lui non ha fatto scoperte scientifiche, venire qui oggi non porta soldi a nessuno, eppure siete presenti in molti a questo funerale. Questa è la sapienza di Dio. Già non si contano le Opere che sono a lui intitolate o che comunque sono nate per sua volontà. Una Casa per le missioni nelle Filippine, una Domus Familiae a Padova e qui a Saccolongo una Casa famiglia per disabili e una struttura che si sta completando in questi mesi, una Casa per ragazze madri».

Il feretro di Padre Daniele è arrivato nel grande palco allestito di fronte alla chiesa portato a spalla. Prima del passaggio della salma dei bimbi gettavano a terra dei petali di rose. Quasi un centinaio i sacerdoti presenti alla cerimonia, che è stata celebrata per metà in croato. Fra loro anche padre Barnaba Hekic, fratello di padre Daniele. Dei posti a sedere erano stati infatti riservati alla delegazione di San Pietro in Selve (Istria). A fianco altre sedie per chi lo ha assistito, seguito e curato in questi anni.

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