Sarebbe stata una grande perdita, e non se ne vogliano le badesse: da bambina Eva Mendes voleva farsi suora, e fu sua sorella a stroncare sul nascere la vocazione. Non tanto perché capiva il potenziale sexy della piccolina, quanto perché già sapeva che non è impegno retribuita. Eva svoltò rapidamente, voleva soldi. Per comprare una casa a sua madre. Oggi ha 35 anni, l'acquisto lo ha concluso nel 2004 e quanto al potenziale sexy è all'apice. Appartiene a quella fortunata categoria di femmine che non devono far nulla per piacere: la carnagione da cubana, le invidiabili chiome, le forme che sembrano disegnate da un artista nel pieno dell'ispirazione la rendono quella che è, il sogno proibito di una generazione, di quella parte almeno che preferisce le brune. Poi, con quell'abito nero à pois da mattina che riscatta il terribile leopardato rosso del gala inaugurale, è anche simpatica: quando Werner Herzog l'ha chiamata per Bad Lieutenant ha detto subito sì «anche se immaginavo che facesse cose strane sul set, tipo mangiare scarpe». Quando poi le ha aggiunto che il partner sarebbe stato Nicolas Cage, ha urlato in crescendo «sì, sì, sì», e tanto basti.
Nata con la moda e con la pubblicità, Eva Mendes avrebbe potuto vivere di quello; ha preferito studiare e tirar fuori l'attrice che era in lei. Così oggi può permettersi di dire, ad esempio, dei reality: «cose costruite per impedire di pensare, quelli che ci vanno mangiano i vermi e non potrei mai parlare con uno che mangia vermi». Ha pose da diva, se le può permettere: fugge dopo la conferenza stampa senza nemmeno un autografo, gira nascosta da grandi occhiali, attraversa l'Excelsior inseguita da un corteo di telecamere ma coperta da un muro di body-guard. Però resta una straordinaria ragazza. Arriva in passerella tutta in nero, tacchi e plateau e chi più ne ha più ne metta; se la tira con i fan e però in Sala Grande, quando all'ingresso trionfale cede sul tacco e cade dalla scala (se non finisce gambe all'aria è solo perché Cage la prende al volo), comincia a ridere come una bambina e si prende in giro da sola che è un piacere.
Il pubblico ride con lei, salvo commuoversi alle lacrime un attimo dopo: stanno per spegnersi le luci, una voce di donna grida dalla platea «Nicolas, ti voglio bene, ti prego vieni a salutarmi». Smarrrimento, servizio d'ordine pronto a intervenire ma lei aggiunge «io non posso camminare». Un ragazzo sveglio, lì in fianco, urla subito la traduzione in inglese. Nicolas Cage scatta dalla poltroncina, scende, saluta la donna disabile: che gli è costato, in fondo, essere un signore? Sembra più felice lui della fan, per quell'abbraccio. E' il Lido: le cose belle e le cose assurde che si mischiano. Le vere star e quelle che di luccicante hanno solo gli strass sull'abito.
05 settembre 2009