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Piombino Dese piange Andrea, il 36enne morto a Val Vajont

Andrea Condotta

Per volontà di Andrea, convinto sostenitore dell’Associazione italiana donatori organi, i familiari hanno chiesto che il corrispettivo del costo dei fiori per i funerali venga devoluto alla sezione comunale dell’Aido

PIOMBINO DESE. Il funerale di Andrea Condotta, morto giovedì sera durante un allenamento in montagna nella Val Vajont, sarà probabilmente celebrato domani pomeriggio, a Levada. Manca ancora il nulla osta del magistrato, atteso per oggi. Per volontà di Andrea, convinto sostenitore dell’Associazione italiana donatori organi, i familiari hanno chiesto che il corrispettivo del costo dei fiori venga devoluto alla sezione comunale dell’Aido.

Durante il funerale ci saranno due grandi cuori di fior ...

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PIOMBINO DESE. Il funerale di Andrea Condotta, morto giovedì sera durante un allenamento in montagna nella Val Vajont, sarà probabilmente celebrato domani pomeriggio, a Levada. Manca ancora il nulla osta del magistrato, atteso per oggi. Per volontà di Andrea, convinto sostenitore dell’Associazione italiana donatori organi, i familiari hanno chiesto che il corrispettivo del costo dei fiori venga devoluto alla sezione comunale dell’Aido.

Durante il funerale ci saranno due grandi cuori di fiori in chiesa accanto al feretro, uno a rappresentare l’amore per la famiglia, l’altro l’amore per Chiara Manesso, 34 anni, la fidanzata. La morte a 36 anni (li aveva festeggiati con familiari e amici esattamente sette giorni fa) di Andrea Condotta di Levada di Piombino Dese, dove abitava in via Menaredo 17 con la famiglia, ha sconvolto l’intera comunità, che ha affollato i rosari recitati in suo suffragio. Il giovane, che lavorava alla Micro di Veggiano come tecnico manutentore e installatore di macchine utensili, era molto conosciuto e benvoluto anche per il suo spirito altruistico, che lo aveva motivato a collaborare sia con la società sportiva di calcio di Levada (era stato peraltro negli scorsi anni giocatore, nel ruolo di difensore, nelle formazioni di Levada, Piombinese, Ambrosiana Sant’Ambrogio e Rio San Martino), sia con il comitato festeggiamenti Sant’Antonio. Oltre a questo e al lavoro, l’uomo coltivava una grande passione per la corsa.

In precedenza aveva l’hobby del paracadutismo (aveva fatto il servizio militare a Pisa proprio in quella specialità), che lo portava spesso a frequentare il campo di volo di Salgareda (Treviso), ma nell’ultima decina d’anni Andrea Condotta quasi tutte le sere dopo il lavoro macinava chilometri fra i paesi di Levada, Torreselle, Trebaseleghe, Vedelago. Aveva iniziato con le corse podistiche in pianura, poi, mosso soprattutto dalla sua passione per il fondo, aveva cominciato ad esercitarsi per le mezze maratone e infine le maratone. Fra le altre aveva corso quelle di Treviso, Venezia, Padova, Firenze: una decina in tutto. Ma lui voleva di più. Era uno sportivo dal temperamento forte, molto capace e appassionato anche degli sport «estremi». Così aveva iniziato a innamorarsi delle corse di montagna.

Anche in questo caso aveva iniziato con quelle più facili, praticando i sentieri dei colli del Montello e dell’Asolano, per poi intraprendere le sgambate di montagna vere e proprie, che richiedono un duro allenamento, una dieta adeguata e una preparazione lunga e accurata. E Andrea ogni volta che doveva iniziare una nuova «avventura» si documentava attentamente, era un tipo rigoroso. In questi anni, aveva già corso le classiche gran fondo di montagna, fra le quali la Misurina-Auronzo e la TransCivetta. Era fra i soci del gruppo podistico di Volpago del Montello. Ora il suo sogno era di partecipare alla Gran Fondo del Monte Bianco in programma a fine mese, una gara difficoltosa, piena di insidie, lunga ben 160 chilometri. Per questo Andrea aveva iniziato a prepararsi da tempo.

Anche la fidanzata Chiara Manesso, che abita nella stessa via a 500 metri dalla famiglia Condotta, aveva colto la sua grande passione e gli stava vicino, anche in molte trasferte. Per allenarsi per la Gran Fondo del Monte Bianco, Andrea aveva scelto la vallata del Vajont, conosciuta qualche mese fa durante un’escursione proprio con la compagna. Era scattato un vero e proprio colpo di fulmine per quella zona in provincia di Pordenone, al punto che aveva raccontato in casa che il suo sogno era di comperarsi lì una casa da sistemare, dove poter portare in vacanza tutta la famiglia (la mamma Giovanna Zanlorenzi, il papà Elia, i fratelli Paolo e Maria Luisa). Andrea conosceva benissimo la zona, il giro che doveva compiere fra la Val Mesazzo di Erto e Casso nella lunga seduta di allenamento in programma alla vigilia di Ferragosto.

L’ultimo contatto con la famiglia e la fidanzata è avvenuto alle 18 di giovedì: partito alle 6 del mattino, aveva lasciato l’auto a Cellino di Claut e aveva imboccato il sentiero di Casera Feron in Valcellina. A casa erano ben informati sul suo itinerario, e sapevano anche che solo in poche zone del percorso esisteva la possibilità di stabilire un contatto via telefono cellulare. Aveva annunciato che sarebbe rimasto a dormire fuori, perciò l’allarme è scattato la mattina successiva, in seguito al mancato rientro. Secondo la prima ricostruzione, l’incidente sarebbe avvenuto poco tempo dopo la telefonata alla mamma e l’sms alla fidanzata. Il giovane atleta, che era perfettamente equipaggiato, avrebbe sbagliato strada a un bivio, imboccando un sentiero qualificato come impervio. Giunto in un passaggio caratterizzato da rocce lisce, complice il maltempo che imperversava sulla zona sarebbe scivolato sul fondo bagnato, precipitando poi per un centinaio di metri nella forra del torrente Vajont.

I volontari mobilitati nei soccorsi hanno battuto il sentiero che doveva percorrere e solo successivamente le ricerche si sono allargate: è stato così che verso le 11 di venerdì gli uomini del soccorso alpino a bordo di un elicottero della protezione civile friulana hanno notato il corpo dell’uomo nel greto del torrente. Il recupero della salma non è stato facile: per effettuarlo è stato necessario l’impiego dell’elicottero. Il corpo è stato prima composto al cimitero di Cimolais e nel pomeriggio trasportato a Piombino Dese.

Proprio per le tante ore trascorse fra la morte, la scoperta e il recupero della salma non è stato possibile esaudire il suo desiderio di solidarietà: quello di donare gli organi. Una volontà che aveva sempre condiviso coi familiari.