PADOVA. Mercoledì, ore 15,20: la Mercedes 300 guidata da Gianluca Locicero, 33 anni, residente in via Duprè 24, negoziante, capo ultras, pluri «daspato» e con l’obbligo di firma giornaliero in questura a mezzogiorno (dopo l’invasione negli spogliatoi del Padova a gennaio), arriva a Ponte San Nicolò, seguita da una Renault Clio. Le due auto si fermano in via Alfieri dove è parcheggiata una Fiat Uno rubata la notte precedente all’Arcella. Gianni Gatti, 39 anni, residente in città in via Luxardo 6, già conosciuto dalla polizia, scende dalla Clio, si infila un paio di guanti e sale a bordo della Uno. Ma non è solo. Le tre auto ripartono: a bordo ci sono anche Federico Ferronato, amico di Locicero, 39 anni, residente a Cadoneghe in via Marconi 65, di professione buttafuori allo Chic di via Vecellio, Espedito Franzese 24 anni, residente in via Zara 8, e Michele Contin, 42 anni, maestro di musica, residente in via Savonarola 110. L’obiettivo del gruppo (scelto la notte precedente) è l’Antonveneta di via Marconi a Roncaglia.
Mercoledì, ore 15,25. La Uno si blocca davanti all’istituto di credito. Alle 15,30 Michele Contin, con una parrucca in testa e il cerone bianco che gli copre i vistosi nei sulle guance, tenta di entrare in banca ma il direttore si oppone. Contin desiste. Fa cenno agli altri che non è giornata.
Mercoledì,ore 15,40. Michele Contin risale sulla Fiat Uno che si dirige in via Monte Cengio dove l’aspetta Locicero a bordo della Mercedes. Il piano per assaltare la nona banca, nel giro di due mesi e mezzo, è saltato. Contin scende dalla Uno e sale a fianco di Locicero. Ma attorno alle due auto, «invisibili», ci sono una ventina di agenti della squadra Mobile, coordinati dal vice questore aggiunto Marco Calì. Sono in strada da quasi 24 ore. Da quando, cioè, hanno capito che la banda ha deciso di colpire a Ponte San Nicolò. La certezza è stata data dal posizionamento della Fiat Uno rubata durante la notte.
Mercoledì, ore 15,45. E’ il momento del blitz. Alcuni poliziotti bloccano la Mercedes: Michele Contin ha in tasca un taglierino. Sul sedile posteriore c’è la parrucca. Locicero, al suo fianco, non dice una parola. Poche decine di metri più in là, Federico Ferronato cerca di scappare: ha in tasca le chiavi della Renault Clio. Gatti e Franzese non si arrendono. Il primo preme il piede sull’acceleratore e sperona prima un’auto civetta, poi un’altra. I poliziotti rispondono sparando: in totale 18 proiettili, alcuni dei quali hanno centrato le ruote dell’utilitaria.
E’ finita così in manette la banda dei rapinatori per noia, cinque insospettabili (per quanto riguarda le rapine). Cinque uomini che, traditi dal bisogno di emozioni forti e del denaro facile, si ritagliavano qualche ora, meglio se in pausa pranzo, ogni settimana, per assaltare istituti di credito. Otto i colpi che la squadra Mobile, coordinata dal pm Paola De Franceschi, le ha accreditato. Tutti messi a segno con la stessa tecnica. Rapine che hanno fruttato decine di migliaia di euro. Soldi che servivano per mantenere un alto tenore di vita: auto di lusso noleggiate, cene al ristorante tutte le sere, puntate nelle discoteche di tendenza del Veneto, vacanze con famiglia e fidanzate. Sono stati traditi dall’abitudine di colpire solo nel primo pomeriggio. Sono stati incastrati da intercettazioni e riprese filmate. Oltre che da un’impronta. In banca ci entravano sempre Contin e Franzese. Il coordinatore del gruppo era Gianluca Locicero che organizzava i colpi ma che spesso non vi partecipava.
31 luglio 2009