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Allarme pellet radioattivo in città

Decine di telefonate ai vigili del fuoco: ma c’è chi pensa a una «guerra» per il prezzo fra produttori. Consorzio agrario: dal 2007 un business da 120 tonnellate

E’ allarme pellet radioattivo anche a Padova e provincia. Solo ieri la centrale operativa della sede provinciale dei vigili del fuoco in via San Fidenzio a Padova ha ricevuto circa una trentina di telefonate di persone che hanno detto di avere a casa sacchi di pellet della stessa marca incriminata, la «Natur Kraft», pellet prodotto in Lituania da una multinazionale a capitale tedesco (quinta al mondo per produzione di ecocombustibili). I vigili, stanno attendendo istruzioni dalla prefettura ...

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E’ allarme pellet radioattivo anche a Padova e provincia. Solo ieri la centrale operativa della sede provinciale dei vigili del fuoco in via San Fidenzio a Padova ha ricevuto circa una trentina di telefonate di persone che hanno detto di avere a casa sacchi di pellet della stessa marca incriminata, la «Natur Kraft», pellet prodotto in Lituania da una multinazionale a capitale tedesco (quinta al mondo per produzione di ecocombustibili). I vigili, stanno attendendo istruzioni dalla prefettura che dovrà far analizzare i campioni.

L’allarme a livello nazionale è scattato nei giorni scorsi in Valle d’Aosta dove un uomo aveva notato che i pellet «Natur Kraft», che aveva acquistato, bruciavano male: una volta avvisati i vigili del fuoco si è scoperto che il materiale era contaminato con Cesio 137, un elemento chimico radioattivo molto pericoloso se bruciato e inalato. In questi giorni molti padovani hanno guardato in cantina per leggere le etichette delle scorte di pellet avanzate dall’inverno e hanno scoperto che alcune erano proprio della marca incriminata. I vigili del fuoco di Padova e l’Arpav stanno attendendo istruzioni per muoversi. Per il momento nessun sacco di ecocombustibile è stato sequestrato. Tuttavia il Consorzio agrario padovano (via Vigonovese) ha accantonato il centinaio di sacchi di pellet Natur Kraft in attesa delle verifiche.

Il Consorzio dal 2007 ai primi mesi del 2009 ha venduto circa 120 tonnellate di sacchi di pellet prodotti dalla multinazionale con sede in Lituania. «Anche noi abbiamo ricevuto telefonate dai clienti - spiega Bruno Bizzotto, responsabile degli acquisti del Consorzio agrario - fortuna che andiamo verso l’estate e non si usano le stufe. Comunque sia l’indicazione è quella di chiamare i vigili del fuoco e mettere da parte i sacchi incriminati. Ma la faccenda è poco chiara. Il pellet è un prodotto fatto di segatura. Bisogna vedere dove la ditta che li produce acquista la materia prima. Io sono convinto che se c’è ecocombustibile radioattivo, non significa che tutti i sacchi della stessa azienda lo sono. Aspettiamo di vedere cosa ci dicono».

Sul caso pellet radioattivo intervengono anche gli agricoltori. «Le notizie circa il sequestro di pellet prodotto in Lituania contaminato da Cesio 137 e commercializzato anche nel nostro Paese, danno un’immagine non coerente con la realtà del pellet prodotto in Italia - afferma, in una nota, l’Aiel, l’associazione italiana energie agroforestali della Cia-Confederazione italiana agricoltori - Come spesso accade, le”presunte” responsabilità di pochi ricadono ingiustamente su un intero settore come quello della produzione del pellet che vede numerosi produttori italiani impegnati nel continuo miglioramento qualitativo del prodotto. Attualmente in Italia sono consumate oltre un milione di tonnellate di pellet, di cui almeno 750.000 di produzione nazionale. La maggior quota di importazione (circa 250.000 tonnellate) proviene dall’Austria».

Ma c’è anche chi pensa che l’allarme sia una manovra per mettere in cattiva luce un produttore (quello della Natur Kraft), che lavora bene, commercializza un prodotto buono ad un costo accessibile. «E’ una faccenda poco chiara - ragiona Davide Zanovello, della ditta Zanovello di Cartura che vende il Natur Kraft - Noi abbiamo smesso di vendere il prodotto per ora. Però posso dire che mi sembra strano che una multinazionale tedesca, tra l’altro che fornisce prodotti certificati e di alta qualità, abbia commesso una leggerezza del genere: e cioè comprato legna radioattiva. E siccome l’azienda non si è mai uniformata a livello di prezzi al “cartello” di produttori di pellet europei, non vorrei che fosse solo una manovra per metterla fuori gioco. D’altra parte loro vendono il pellet a 18 euro al quintale, contro una media degli altri produttori di circa 30 euro al quintale».

Tornando al pericolo di avere in casa «trucioli» al Cesio 137, chiunque in questi giorni dovesse scoprire di avere prodotti della marca sotto esame, chiami la centrale dei vigili del fuoco per avere le indicazioni di come comportarsi.