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Grandi manovre nel credito

La Bcc si chiamerà Banca di Padova. Sabato assemblea della svolta

L’utile è sceso a 5 milioni a causa della recessione ma le adesioni sono salite toccando quota 6831

PADOVA. Sono stati azzannati dalla crisi economica ma hanno comunque un buon bilancio 2008 e nei primi tre mesi del 2009 hanno già superato l’utile precedente. Sono i primi ad avere stretto un patto con l’Ipa e i Comuni del Camposampierese per bloccare i mutui e i tassi di interesse alle famiglie colpite da licenziamenti e cassa integrazione. Continueranno a impegnarsi nel sociale anche quest’anno, nonostante lo tsunami finanziario. Eppure non si accontentano. Anzi, puntano a diventare la prima banca di riferimento dei padovani, minando le basi dei due colossi: CariVeneto e Antonveneta. Come? Cambiando nome e offrendo risposte concrete alle esigenze del territorio.

LA CARTA D’IDENTITA’.
La storica Banca del Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, dopo ben 113 anni di attività e costante crescita, cambia nome: diventerà Banca Padovana del Credito Cooperativo. A dare in anticipo l’annuncio sono i vertici del gruppo che ha sede a Campodarsego, col presidente Leopoldo Costa e il direttore generale Guerrino Pegoraro pronti al cambio di rotta: «La scomparsa dell’aggettivo Alta eliminerebbe una sorta di confine geografico all’azione della banca, e ne renderebbe più ampia e territorialmente completa la percezione dell’area di operatività». Usano il condizionale, però, i due. Il motivo è presto detto: la proposta del cambio del nome andrà al vaglio e all’approvazione degli attuali 6.850 soci nell’assemblea annuale in programma sabato (con inizio alle 15,30) all’ex Foro Boario in corso Australia. Passerà? «Sono certo di sì», replica Costa «perché abbiamo già sondato i soci più scettici, e uno solo ha espresso delle forti perplessità. Questo salto va compiuto, perché vogliamo orientare lo sviluppo dell’area di competenza verso Padova per portare in città un nuovo modo di fare banca, più legata ai reali bisogni del territorio. Insomma, puntiamo decisi a diventare la banca dei padovani e il primo riferimento finanziario per Padova, perché abbiamo i numeri e la forza per esserlo. Ma la sede e la struttura centrale rimarranno a Campodarsego».

L’ATTACCO FRONTALE.
Sono parole forti, quelle del presidente della Bcc dell’Alta Padovana: «CariVeneto e Antonveneta non esprimono più le necessità del territorio e il fatto di essere state assorbite da altri gruppi bancari le slega dal loro ambiente originario». Sgambetto in vista?

NUOVE APERTURE.
Per non limitarsi alle parole, ecco l’annuncio: entro dicembre 2009 la Bcc aprirà una nuova filiale in centro storico a Padova, portando così a tre gli sportelli del capoluogo (gli altri sono al Sacro Cuore e alla Stanga), mentre da Bankitalia è già arrivato l’okay per un nuovo sportello a Campo San Martino: «Sì», dice Pegoraro «sarà il nostro 34º e lo apriremo entro metà luglio».

BILANCIO CONSOLIDATO.
Il risultato economico 2008 rispecchia l’andamento generale dell’economia e dei mercati finanziari: l’utile sceso dai 23,5 milioni di euro del 2007 ai 5 dello scorso anno ne è il sintomo. Tuttavia la banca si pone solidamente a sostegno dell’economia locale forte del patrimonio costruito in decenni di solida crescita, a cui verrà devoluto pressoché l’intero utile d’esercizio. La Bcc resta al primo posto tra le casse rurali e banche di credito cooperativo del Veneto e anche il numero dei soci è in continua crescita: dal 31 dicembre a oggi si è passati, nonostante la recessione, da 6.689 a 6.831. Anche la raccolta diretta parla positivo: a fine dicembre era di 1.839 milioni di euro mentre gli impieghi erano pari a 1.984. Ma la notizia più frizzante per i soci è che nel primo trimestre 2009 questa banca che si definisce «etica» ha già superato l’utile dell’intero 2008, ritornando così ai trend di due anni fa.

I MUTUI BLOCCATI.

L’accordo con l’Ipa e l’Unione dei comuni del Camposampierese è operativo già da subito: per le famiglie in difficoltà, scatta il blocco per 12 mesi del pagamento delle rate del mutuo sulla prima casa senza l’aggiunta degli interessi di mora; per le imprese, invece, la garanzia che non saranno ridotti i fidi
in essere, oltre al totale sostegno per nuovi investimenti. «La crisi e i 12 milioni di euro che si sono volatilizzati nel nostro bilancio tra settembre e dicembre», chiude Costa «non intaccheranno minimamente le nostre azioni di solidarietà e di sviluppo imprenditoriale e della collettività».

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